-Beh? che c'è da spiegare? Ha perso la memoria.-
-Sì, appunto. Io non ho le competen...-
-A casa succede spesso, lo sai. Soprattutto quando le ragazze ti cercano, dopo che le hai trombate la sera prima, promettendole di sposarle. Ahahahahahah.-
La risata baritonale irrompe per la cabina di Harl Jason, capitano della Deep Space. E' una risata che si ricollega a una battuta stupida, sporca, niente di esilarante a ben vedere. Ride solo lui, ride da solo, il medico rimane in silenzio davanti alla porta stagna ben sigillata.
-Dovresti farlo scendere a terra, tipo Maracay.- Il tono del medico è piatto, quasi rassegnato.
-Nay.- Una negazione diretta. Un ordine si direbbe.
-Ci sono buoni ospedali lì, magari qualche medico sa cosa fare.-
-Nay.-
-Why not?-
-Ha un debito con noi, se lo lascio a terra se ne scapperebbe via come una lippa.-
-Sai che non è il tipo.-
-Ho detto di no e la faccenda si chiude qui, Sean. E' un ordine.- Il tono del capitano si fa secco, quasi brutale. Gli occhi da rospo si assottigliano e la mano grassoccia indica la porta con movimenti scattosi. Fuori.
-Fai come vuoi.- La porta viene sbattuta con violenza, i passi nervosi rimbombano sui camminamenti metallici del Wyoming.
Harl Sean ha quattro anni in meno del fratello, 38 per l'esattezza, ma non potrebbe essere più diverso. Ha un fisico asciutto, quasi scheletrico. Il viso è sottile e allungato, il naso è leggermento storto per via di un pugno ricevuto quindici anni prima. Il primo lavoro con la Deep Space. Ha una mente acuta e reattiva, una predisposizione alla medicina, ma uno studio lacunoso. L'esperienza ha un po' fatto da pezza al fatto di essere nato su Albany, ma non abbastanza per tutto. Sa curare le ferita, il cervello è qualcosa che non ha mai toccato.
I passi lo portano in direzione della sala macchine, sicuro di trovarlo lì. Passa tutte le ore lì dentro, eccetto quelle dei pasti. Se potesse, probabilmente ci dormirebbe anche, nonostante il casino infernale del reattore.
Sa benissimo perchè suo fratello, il Capitano, non vuole farlo vedere da qualcun'altro. Ha paura che riacquisti la memoria, sì... è quello il motivo, glielo ha letto negli occhi acquosi da rospo. Da una parte riesce anche a capirlo, un meccanico così non è facile da trovare. Quel ragazzo ha qualcosa di speciale con i motori, un feeling che pochi possono vantare. Le capisce, non sa come, non sa perchè... non lo sa neanche lui, ma ci riesce. Sembra quasi che i fili elettrici e i numeri gli parlino.
Se qualcuno riuscisse a fargli riacquistare la memoria probabilmente se ne andrebbe... e questo Jason non lo vuole. Sì è vero, quel ragazzo ha un debito con loro, ma in realtà sanno entrambi che l'ha già saldato.
Ha disattivato una bomba piazzata dentro una cassa. Dio! Una bomba! Non sa chi sia il ragazzo, ma di sicuro ha ricevuto un addestramento serio per quella roba... ma lui non ricorda.
La sala macchine è lì di fronte, il rumore è forte e una figura alta e con il fisico da contadinozzo si aggira intorno ai vari display.
-Ragazzo.- Il tono del medico è basso e flebile, nonchè quasi scocciato.
-.....-
-Ragazzo.-
-.....-
-Kiddow!- L'accento di Albany che si fa imperante in quel richiamo, ora molto più forte dei precedenti.
Il giovane meccanico si gira di scatto, gli occhi azzurri un poco spalancati.
-Winger mi chiama così.- Le labbra si muovono appena, mentre un espressione spiritata viene lanciata addosso al medico. E' sempre così, ogni volta che ricorda qualcosa sembra farlo meccanicamente, come un deck.
-Chi?- il tono è di nuovo pacato, nonostante la curiosità baleni negli occhi scuri dell'uomo.
-Winger.-
-E chi è?-
-Non lo so.- Il ragazzino dai capelli scuri, fasciati con delle bende bianche, scuote la testa, per poi fare un sospiro rassegnato e tornare a guardare i valori che scorrono sul display di fronte al reattore.
-Beh, è già qualcosa. Certo, non me ne frega un cazzo farti da strizzacervelli, ma se vuoi dire qualcos'altro...- Il tono è burbero e scontroso, di chi come l'ariete, attacca prima per difendersi.
-Lars, Beth, John, Alan, Winger, Maya. Ma ricordo solo i nomi, non chi sono...-
-Esatto, continua a ripeterli così ti rimangono di più in testa.- No, non ci crede neanche lui. Mai avuto una situazione simile e non sa dove mettere le mani. Una cosa però la sa: il ragazzo ha una memoria formidabile. Sa che è strano, ma da quando si è risvegliato in avanti, quindi circa due mesi, è stato un database umano. Uno con un trauma così dovrebbe far fatica a ricordare, eppure...
-Le hai inviate le lettere Sean?- La voce del ragazzo lo strappa improvvisamente dai propri pensieri e lo costringe a riportare gli occhi scuri su quella giovane figura di fronte al display.
-Sorry?-
-Le lettere.- ripete ancora il ragazzo anche se ora il tono si fa chiaramente più incalzate, così come lo sguardo speranzoso che viene buttato addosso al medico.
-Ovviamente, easy.- La risposta arriva veloce. Mente, non ci deve pensare. E' una risposta pronta da ore, chiusa in cassetto della mente insieme ai rimorsi.
-Perfetto, thanks Sean. Magari loro sanno dirmi qualcosa in più.- risponde il ragazzo con un sorriso che si allarga sulla faccia. Maledizione, il medico lo odia quando sorride. Gli fa ricordare quanto alla fine loro, tutti loro, puntino al proprio interesse fregandosene degli altri. La cosa non l'ha mai fatto sentire in colpa, ma con quel ragazzo è diverso. Ha qualcosa di diverso.
-Certo.-
-Va tutto bene? Mi sembri distratto.-
-Eh? No, va tutto bene. E poi fatti i cazzi tuoi, non sono io quello conciato male qui!-
Un sorriso che vorrebbe essere da stronzo compare sulla faccia pallida del medico, che ancora una volta va a chiudere i rimorsi e i sentimenti dietro quella maschera di menefreghismo creata da lui stesso.
Due lettere per cercare il passato, due persone che sarebbero dovuto essere avvisate e non lo saranno mai. Lars Wolfwood e Elizabeth Moira Angela Lightwood. Due lettere intercettate dal Capitano prima di arrivare alla stazione postale. Due rimorsi che fanno torturare il labbro inferiore del medico.
-Ti farò andare via...- il tono è un sussurro, qualcosa di proibito scappato dai pensieri.
-Cosa?- Il ragazzo si gira, lo sguardo confuso.
-Nothing.-
mercoledì 24 luglio 2013
domenica 7 luglio 2013
Disappeared - Part III
Il ragazzo apre gli occhi azzurri su un soffitto metallico, velato dagli occhi appannati.
Con quello che gli sembra uno sforzo sovrumano sposta la testa di lato, ma in realtà il movimento é quasi impercettibile. La mente é annebbiata da una cortina di fumo che non fa correre i pensieri.
All´improvviso una fitta lancinante gli corre dalla tempia destra a quella sinistra, ficcandosi nel cervello come un coltello rovente.
Urla, comincia a muoversi convulsamente e qualcosa gli punge la pelle all´altezza del braccio destro.
L´Oblio...
Il ciclo si ripete, scandito dai profondi sonni indotti dai farmaci e i periodi di veglia al limite dell´incoscienza per via del dolore alla testa.
Non sa quanto tempo è passato. Un ora, un giorno, una settimana, un mese, l´Eternitá... gli é impossibile ragionare, capire.
Ogni tanto gli sembra di vedere un ombra nel campo visivo, prima dell´Oblio, ma se sia vero o immaginazione non saprebbe dirlo.
A un certo punto, indefinito, il ciclo s´interrompe e l´Oblio non arriva come di consueto, lasciando il ragazzo in balia di un dolore sordo, ma contenuto, all´altezza della tempia destra.
La vista pian piano comincia a schiarirsi e il soffitto di metallo diventa una certezza, cosí come il fatto che é straiato su lettino e che c´è un uomo poco distante.
L´unica cosa che non si schiarisce é la mente, costantemente avvolta da una nebbia immaginaria, soprattutto i pensieri.
Solo adesso si accorge di aver la gola secca, ma qualcosa gli impedisce di mettere insieme le parole corrette per chiederla. Ne esce un rantolo dalla bocca e degli occhi azzurri spalancati. L´uomo capisce e prende una tazza d´acqua poggiata poco distante. Gliela porge e lo aiuta a bere, il tutto senza dire una parola, non ancora.
-ch...h...e...-
-Non parlare, ti affatichi e basta- Il tono dell´uomo é piatto, quasi annoiato a una prima occhiata, forse solo stanco. Il secondo letto e´occupato da una donna piena di flebo.
-i...o...a...-
-Sei sulla Deep Space del Capitano Harl-
-....-
-Come va la testa?- Domanda infine, con tono un poco piú interessato ora. Si gira e muove qualche passo verso il lettino, dove il ragazzo sta straiato con aria esausta.
-... m...ma...- balbetta, non riesce a connettere le sillabe per formare un parola-
-Si, d´accordo, ho capito, ti fa male. E´ normale, mi stupirei del contrario.- Il tono é sempre atono, cosí come l´espressione. -Come ti chiami?-
Il ragazzo strizza gli occhi e cerca di ricordare, ma dalla nebbia che ha nella testa non viene fuori niente, solo un freddo muro d´indifferenza.
-N...n... non... n... ri...ric...ricordo.-
L´espressione del medico si acciglia un poco, mentre il sopracciglio destro viene alzato. Una piccola increspatura scalfisce l´apparente indifferenza.
-Da dove vieni?-
-N..non r...ri...ri...ricor...do-
-Cosa ti ricordi?-
-No...n...no...th...thin...g-
Con quello che gli sembra uno sforzo sovrumano sposta la testa di lato, ma in realtà il movimento é quasi impercettibile. La mente é annebbiata da una cortina di fumo che non fa correre i pensieri.
All´improvviso una fitta lancinante gli corre dalla tempia destra a quella sinistra, ficcandosi nel cervello come un coltello rovente.
Urla, comincia a muoversi convulsamente e qualcosa gli punge la pelle all´altezza del braccio destro.
L´Oblio...
Il ciclo si ripete, scandito dai profondi sonni indotti dai farmaci e i periodi di veglia al limite dell´incoscienza per via del dolore alla testa.
Non sa quanto tempo è passato. Un ora, un giorno, una settimana, un mese, l´Eternitá... gli é impossibile ragionare, capire.
Ogni tanto gli sembra di vedere un ombra nel campo visivo, prima dell´Oblio, ma se sia vero o immaginazione non saprebbe dirlo.
A un certo punto, indefinito, il ciclo s´interrompe e l´Oblio non arriva come di consueto, lasciando il ragazzo in balia di un dolore sordo, ma contenuto, all´altezza della tempia destra.
La vista pian piano comincia a schiarirsi e il soffitto di metallo diventa una certezza, cosí come il fatto che é straiato su lettino e che c´è un uomo poco distante.
L´unica cosa che non si schiarisce é la mente, costantemente avvolta da una nebbia immaginaria, soprattutto i pensieri.
Solo adesso si accorge di aver la gola secca, ma qualcosa gli impedisce di mettere insieme le parole corrette per chiederla. Ne esce un rantolo dalla bocca e degli occhi azzurri spalancati. L´uomo capisce e prende una tazza d´acqua poggiata poco distante. Gliela porge e lo aiuta a bere, il tutto senza dire una parola, non ancora.
-ch...h...e...-
-Non parlare, ti affatichi e basta- Il tono dell´uomo é piatto, quasi annoiato a una prima occhiata, forse solo stanco. Il secondo letto e´occupato da una donna piena di flebo.
-i...o...a...-
-Sei sulla Deep Space del Capitano Harl-
-....-
-Come va la testa?- Domanda infine, con tono un poco piú interessato ora. Si gira e muove qualche passo verso il lettino, dove il ragazzo sta straiato con aria esausta.
-... m...ma...- balbetta, non riesce a connettere le sillabe per formare un parola-
-Si, d´accordo, ho capito, ti fa male. E´ normale, mi stupirei del contrario.- Il tono é sempre atono, cosí come l´espressione. -Come ti chiami?-
Il ragazzo strizza gli occhi e cerca di ricordare, ma dalla nebbia che ha nella testa non viene fuori niente, solo un freddo muro d´indifferenza.
-N...n... non... n... ri...ric...ricordo.-
L´espressione del medico si acciglia un poco, mentre il sopracciglio destro viene alzato. Una piccola increspatura scalfisce l´apparente indifferenza.
-Da dove vieni?-
-N..non r...ri...ri...ricor...do-
-Cosa ti ricordi?-
-No...n...no...th...thin...g-
giovedì 4 luglio 2013
Disappeared - Part II
È giá troppo tardi, sí.
L´allarme suona all´impazzata e oramai é chiaro a tutti che sta per succedere qualcosa di catastrofico.
Il ragazzo di Boros scatta rapidamente in piedi, mentre un´altra forte vibrazione fa tremare la nave.
Si slancia in avanti e prova ad agguntare per un braccio il contractor che poco prima lo aveva scaraventato a terra per non farlo accedere alla sala macchine.
Non c´é tempo, lui sa esattamente cosa sta per succedere e non c`é tempo.
-Dobbiamo andarcene, scoppierà tutto.-
-......-
Il contractor non risponde, é gelato dalla paura e inebitito dall´acuto suono dell´allarme e ipnotizzato dalle luci intermittenti di emergenza.
Il giovane meccanico lo fissa per un altro istante, poi gli tira uno schiaffo in pieno viso, per farlo tornare presente. Ha paura, il giovane cuore batte fino in gola, ma l´istinto di sopravvivenza é più forte. E´ quell´istinto, insieme alla vita passata in guerra che gli permettono di ragionare e di muoversi.
L´uomo riprende il controllo di sé e quindi il ragazzino comincia a correre come un forsennato in direzione del piú vicino pod di salvataggio.
-Qui é il capitano! I passeggeri si dirigano con calma in direzione dei pod. Restate calmi!-
La voce del capitano rimbomba cupa e piena di ansia negli autoparlati, ma l´allarme é stato dato troppo tardi, lui lo sa bene.
Anche il ragazzo lo sa bene e ne é certo quando una scarica elettrica attraversa prepotentemente la nave.
E´ giá troppo tardi.
Il giovane meccanico e il contractor vedono peró la loro salvezza nel pod di salvataggio qualche metro piú avanti, ma intorno a loro sta scoppiando l´Inferno. La gente urla, alcune paratie interne si crepano pesantemente, l´allarme suona, le luci rosse si accendono e si spengono, i cavi cominciano a staccarsi dalle proprie sedi. La gente corre.
Una donna mezza svestita aiuta un uomo con una vistosa ferita alla gamba, che non gli permette di camminare. Sbucano da un corridoio laterale, poco dietro il ragazzo e il contractor.
Si fermano per un istante irreale, si guardano a vicenda, la donna allunga una mano verso di loro, gli occhi spalancati nel terrore.
-Help us!-
E´ un attimo. La paratia sopra di loro si stacca e piomba verso il basso con l´inclemenza della lama di un boia al patibolo dei condannati. Vengono schiacciati entrambi e i loro corpi sono ingarbugliati insieme al metallo.
Il ragazzino scatta in avanti, mosso da un altro istinto che non puó sopprimere, quello di aiutare il piú possibile. La mano del contractor prova a fermalo, ma non ce la fa.
-Lascia perdere! Andiamo!-
-Dobbiamo aiutarli!-
-Andiamocene via!-
Il contractor l´osserva e poi comincia a correre verso il pod di salvataggio poco piú avanti. Non vuole morire in una fottuta macchina volante, non importa chi rimane indietro.
Il ragazzino e´ mezzo alla lamiera, da cui provengono gemiti soffocati di dolore. Sposta qualche pannello e trova l´uomo con una scheggia piantata in gola. Non c´è speranza per lui. Le mani del ragazzo sanguinano. Si é tagliato.
La donna peró comincia a emergere dalle lamiere, anche se é completamente ricoperta di sangue dalla testa ai piedi.
Non ci pensa due volte, non pensa in realtá.
Agguanta la ragazza e se la carica in spalla, correndo nella direzione del pod, anche probabilmente in contractor non gli avrá aspettati, mentre oramai la nave e´ prossima al collasso.
Incredibilmente il contractor é di fronte al pod e sta imprecando. Non li ha aspettati, ma non ha potuto muoversi. La scarica elettrica di pochi secondi prima ha fritto il sistema che governa il lancio dei pod. Sono in una trappola mortale.
-Non funziona! Shit! Non funziona! Non funziona! Siamo morti! Morti!!-
La paura regna sovrana in tutti e tre, anche se la donna é praticamente incoscente. Viene appoggiata a terra con delicatezza, nonostante la situazione. Il ragazzo stringe gli occhi e abbassa il capo, sembra quasi pregare.
Un secondo dopo estrae un attrezzo dal cinturone che aveva preso in cabina prima di uscire e si fionda sul pannello di controllo, oramai andato. Non sa neanche lui cosa sta facendo, ma non vuole morire lí.
I ricordi dell´addestramento scorrono veloci nella sua testa e le mani si muovono meccanicamente. Forza il sistema, gli fa arrivare energia da una conduttura secondaria ancora intattata. Sa che non durerá molto, ma é l´unica cosa che puó fare.
La porta del pod si spalanca e il contractor acchiappa la donna e si fionda dentro,l´espressione scioccata e trasformata dalle troppe emozioni che ha subito in pochi minuti.
Il ragazzino si lancia nel pod un secondo dopo, mentre dal corridoio della sala macchine comincia a espandersi l´esplosione oramai inevitabile. Le porte stagne si chiudono dietro il gruppetto e il ragazzo e´ a carponi, essendosi lanciato in avanti.
Il contractor schiaccia il pulsante per l´espulsione e il pod schizza fuori dalla paratia della nave. L´onda d´urto dell´esplosione peró é troppo potente e li investe, facendo schizzare il guscio di salvataggio in una danza frenetica e irregolare.
Il giovane meccanico batte con violenza la testa contro la paratia del pod, non avendo fatto in tempo a legarsi alle cinture di sicurezza.
Arriva il buio.
L´allarme suona all´impazzata e oramai é chiaro a tutti che sta per succedere qualcosa di catastrofico.
Il ragazzo di Boros scatta rapidamente in piedi, mentre un´altra forte vibrazione fa tremare la nave.
Si slancia in avanti e prova ad agguntare per un braccio il contractor che poco prima lo aveva scaraventato a terra per non farlo accedere alla sala macchine.
Non c´é tempo, lui sa esattamente cosa sta per succedere e non c`é tempo.
-Dobbiamo andarcene, scoppierà tutto.-
-......-
Il contractor non risponde, é gelato dalla paura e inebitito dall´acuto suono dell´allarme e ipnotizzato dalle luci intermittenti di emergenza.
Il giovane meccanico lo fissa per un altro istante, poi gli tira uno schiaffo in pieno viso, per farlo tornare presente. Ha paura, il giovane cuore batte fino in gola, ma l´istinto di sopravvivenza é più forte. E´ quell´istinto, insieme alla vita passata in guerra che gli permettono di ragionare e di muoversi.
L´uomo riprende il controllo di sé e quindi il ragazzino comincia a correre come un forsennato in direzione del piú vicino pod di salvataggio.
-Qui é il capitano! I passeggeri si dirigano con calma in direzione dei pod. Restate calmi!-
La voce del capitano rimbomba cupa e piena di ansia negli autoparlati, ma l´allarme é stato dato troppo tardi, lui lo sa bene.
Anche il ragazzo lo sa bene e ne é certo quando una scarica elettrica attraversa prepotentemente la nave.
E´ giá troppo tardi.
Il giovane meccanico e il contractor vedono peró la loro salvezza nel pod di salvataggio qualche metro piú avanti, ma intorno a loro sta scoppiando l´Inferno. La gente urla, alcune paratie interne si crepano pesantemente, l´allarme suona, le luci rosse si accendono e si spengono, i cavi cominciano a staccarsi dalle proprie sedi. La gente corre.
Una donna mezza svestita aiuta un uomo con una vistosa ferita alla gamba, che non gli permette di camminare. Sbucano da un corridoio laterale, poco dietro il ragazzo e il contractor.
Si fermano per un istante irreale, si guardano a vicenda, la donna allunga una mano verso di loro, gli occhi spalancati nel terrore.
-Help us!-
E´ un attimo. La paratia sopra di loro si stacca e piomba verso il basso con l´inclemenza della lama di un boia al patibolo dei condannati. Vengono schiacciati entrambi e i loro corpi sono ingarbugliati insieme al metallo.
Il ragazzino scatta in avanti, mosso da un altro istinto che non puó sopprimere, quello di aiutare il piú possibile. La mano del contractor prova a fermalo, ma non ce la fa.
-Lascia perdere! Andiamo!-
-Dobbiamo aiutarli!-
-Andiamocene via!-
Il contractor l´osserva e poi comincia a correre verso il pod di salvataggio poco piú avanti. Non vuole morire in una fottuta macchina volante, non importa chi rimane indietro.
Il ragazzino e´ mezzo alla lamiera, da cui provengono gemiti soffocati di dolore. Sposta qualche pannello e trova l´uomo con una scheggia piantata in gola. Non c´è speranza per lui. Le mani del ragazzo sanguinano. Si é tagliato.
La donna peró comincia a emergere dalle lamiere, anche se é completamente ricoperta di sangue dalla testa ai piedi.
Non ci pensa due volte, non pensa in realtá.
Agguanta la ragazza e se la carica in spalla, correndo nella direzione del pod, anche probabilmente in contractor non gli avrá aspettati, mentre oramai la nave e´ prossima al collasso.
Incredibilmente il contractor é di fronte al pod e sta imprecando. Non li ha aspettati, ma non ha potuto muoversi. La scarica elettrica di pochi secondi prima ha fritto il sistema che governa il lancio dei pod. Sono in una trappola mortale.
-Non funziona! Shit! Non funziona! Non funziona! Siamo morti! Morti!!-
La paura regna sovrana in tutti e tre, anche se la donna é praticamente incoscente. Viene appoggiata a terra con delicatezza, nonostante la situazione. Il ragazzo stringe gli occhi e abbassa il capo, sembra quasi pregare.
Un secondo dopo estrae un attrezzo dal cinturone che aveva preso in cabina prima di uscire e si fionda sul pannello di controllo, oramai andato. Non sa neanche lui cosa sta facendo, ma non vuole morire lí.
I ricordi dell´addestramento scorrono veloci nella sua testa e le mani si muovono meccanicamente. Forza il sistema, gli fa arrivare energia da una conduttura secondaria ancora intattata. Sa che non durerá molto, ma é l´unica cosa che puó fare.
La porta del pod si spalanca e il contractor acchiappa la donna e si fionda dentro,l´espressione scioccata e trasformata dalle troppe emozioni che ha subito in pochi minuti.
Il ragazzino si lancia nel pod un secondo dopo, mentre dal corridoio della sala macchine comincia a espandersi l´esplosione oramai inevitabile. Le porte stagne si chiudono dietro il gruppetto e il ragazzo e´ a carponi, essendosi lanciato in avanti.
Il contractor schiaccia il pulsante per l´espulsione e il pod schizza fuori dalla paratia della nave. L´onda d´urto dell´esplosione peró é troppo potente e li investe, facendo schizzare il guscio di salvataggio in una danza frenetica e irregolare.
Il giovane meccanico batte con violenza la testa contro la paratia del pod, non avendo fatto in tempo a legarsi alle cinture di sicurezza.
Arriva il buio.
lunedì 24 giugno 2013
Disappeared - Part I
La voce di una donna, chiara ma piatta, proviene dall'interfono della navicella spaziale.
- Tra poco sarà servita la cena nella zona living. Ogni passeggero avrà diritto ad un primo a scelta tra i tre elencati nel menù elettronico, un secondo e un contorno. Il resto è da pagare come extra. Buon proseguimento del volo-
Il ragazzo è seduto sulla branda della sua piccola cambina, condivisa con un uomo di mezz'età, dalla pancia prominente e la parlata fin troppo spiccia e rapida, da affabulatore e con il vizio del gomito alto. E' alticcio da quando sono partiti e lo è anche ora.
-Allora kid, non sei troppo giovane per viaggiare da solo?- Domanda verso il ragazzino mentre un ghigno sarcastico e divertito si forma sul viso rosso, tanto paffuto da sembrare quello di un rospo della terra-che-fu .
Il ragazzo non gli risponde subito, lo sguardo puntato verso il pavimento metallico, trenta centimetri più in basso. I pensieri sono distanti, volano a Beth che ha lasciato sullo skyplex, per poi passare a Sun e Nathan, all'incontro dei ministri, a una possibile guerra...
-Naye, viaggio da solo oramai da un po'.- Il tono è distratto, così come l'espressione, di chi risponde tanto perchè per cortesia deve farlo, ma in realtà non ha un gran voglia di parlare.
-Ah davvero kid? Sai, mi ricordi una persona. Una volta stavo a.......-
Le parole si confondono nella mente del ragazzo, che ha l'espressione di chi sembra ascoltare ma senza in realtà sentire una singola parola di quello che dice l'uomo, neanche mezza. Il tempo su una nave fa fatica a scorrere ed è difficile definire con esattezza in quale giorno o ora si è.
Una vibrazione corre lungo i palmi aperti delle sue mani, appoggiati sulla branda metallica, per poi diffondersi il tutto il corpo come una sveglia improvvisa. Il ragazzino rialza velocemente la testa, gli occhi azzurri attenti e sorpresi.
- e allora a quel punto io gli ho detto. "Ehy bitch, stammi a sentire! Chi dia..-
-C'è qualcosa che non va- Mormora il ragazzino, mentre nei palmi avverte nuovamente quella piccola vibrazione, vibrazione che si dirama nel resto del corpo.
-Certo che c'è qualcosa che non va. Tentava di fregarmi!- Esclama l'uomo panciuto con aria indignata e infervorata, chissa da quanto stava parlando, lui non l'aveva ascoltato per niente.
-Nay, non con te, ma con la nave. C'è qualcosa che non va.- Ripete nuovamente il ragazzino, mentre salta giù a piedi pari dalla cuccetta. La mano si allunga e va recuperare il cinturone con tutte le sue cose.
-Eh? Non credo proprio! A me sembra tutto in ordine, avrebbero avvisato. Da che l'avresti capito?- domanda chiaramente scettico e ironico verso il ragazzo, forse con l'intenzione di prenderlo in giro.
-C'è una vibrazione anomala-
-Una vibrazione anomala?-
-Aye, anomala-
-La vibrazione-
Lui annuisce, il cinturone legato saldatamente in vita ora, con gli attrezzi fondamentali che pendono come tanti bossoli pronti all'uso.
-Ma va a farti fottere kid! Una vibrazione anomala! Ma sentitelo, il genio dei motori!- Si mette a ridere sguaiatamente, il viso che diventa sempre più rosso per via della quantità di alcool ingerita.
Il ragazzo non fa una piega e si muove velocemente verso la scaletta della cabina, arrampiccandosi fino al corridoio centrale nella navicella. Non perde tempo, non chiede indicazioni o altro, ma si fionda a tutta velocità in direzione della sala motori. Man mano che corre altri segni gli indicano un problema imminente. Alcuni giunti scricchiolano leggermente, le vibrazioni si fanno più frequenti e si trasmettono lungo tutta la linea dei pannelli delle paratie, anche se in modo quasi impercettibile.
La sala motori è poco distante, ma una mano l'afferra e lo strattona indietro e lui è costretto a fermarsi.
-Ehi ragazzino, non si può passare!- esclama con voce bassa e roca quello che sembra un contractor di almeno quarant'anni suonati, ma ancora ben piazzato e in forze. La pelle scura, i capelli del medesimo colore.
-C'è una vibrazione anomala!- il tono è concicato, l'accento di Boros completamente imperante. Strattona verso la porta stagna. -Bisogna ridurre immediatamente la potenza dei propulsori! Fermarli! Probabilmente si sta staccando un panell...-
-Ehy! Ti ho detto che non si può passare. E poi non rompere il cazzo, abbiamo un meccanico là dentro.-
-Anche io sono un meccanico! -
-Certo come no, mi credi scemo forse?-
-Naye, ma è la verità. Ti dico che si sta aprendo un buco nella sala macchine! Fammi passare! -
-Ti ho detto di no, finiscila. Non ho tempo di giocare con i marmocchi, fila.-
-E' una cosa seria! C'è da dire alla gente di muovere verso i pod di salvataggio!- Gli occhi sgranati e la voce alta. Continua a strattonare.
-E togliti dai coglioni, mi hai rotto ragazzino!-
Il ragazzo viene lanciato un metro in avanti da quella specie di toro su due gambe, atterrando sul pavimento di metallo, a carponi. Rialza lo sguardo sulla sala macchine e adesso un rumore forte e cupo riverbera per tutta la nave, facendola tremare con un forte scossone per l'intera lunghezza. E' un rumore sinistro, di quelli che non preannunciano niente di buono. L'allarme suona come impazzito e il ragazzino ha appena il tempo d'incrociare gli occhi neri e spalacati del contractor...
E' già troppo tardi.
- Tra poco sarà servita la cena nella zona living. Ogni passeggero avrà diritto ad un primo a scelta tra i tre elencati nel menù elettronico, un secondo e un contorno. Il resto è da pagare come extra. Buon proseguimento del volo-
Il ragazzo è seduto sulla branda della sua piccola cambina, condivisa con un uomo di mezz'età, dalla pancia prominente e la parlata fin troppo spiccia e rapida, da affabulatore e con il vizio del gomito alto. E' alticcio da quando sono partiti e lo è anche ora.
-Allora kid, non sei troppo giovane per viaggiare da solo?- Domanda verso il ragazzino mentre un ghigno sarcastico e divertito si forma sul viso rosso, tanto paffuto da sembrare quello di un rospo della terra-che-fu .
Il ragazzo non gli risponde subito, lo sguardo puntato verso il pavimento metallico, trenta centimetri più in basso. I pensieri sono distanti, volano a Beth che ha lasciato sullo skyplex, per poi passare a Sun e Nathan, all'incontro dei ministri, a una possibile guerra...
-Naye, viaggio da solo oramai da un po'.- Il tono è distratto, così come l'espressione, di chi risponde tanto perchè per cortesia deve farlo, ma in realtà non ha un gran voglia di parlare.
-Ah davvero kid? Sai, mi ricordi una persona. Una volta stavo a.......-
Le parole si confondono nella mente del ragazzo, che ha l'espressione di chi sembra ascoltare ma senza in realtà sentire una singola parola di quello che dice l'uomo, neanche mezza. Il tempo su una nave fa fatica a scorrere ed è difficile definire con esattezza in quale giorno o ora si è.
Una vibrazione corre lungo i palmi aperti delle sue mani, appoggiati sulla branda metallica, per poi diffondersi il tutto il corpo come una sveglia improvvisa. Il ragazzino rialza velocemente la testa, gli occhi azzurri attenti e sorpresi.
- e allora a quel punto io gli ho detto. "Ehy bitch, stammi a sentire! Chi dia..-
-C'è qualcosa che non va- Mormora il ragazzino, mentre nei palmi avverte nuovamente quella piccola vibrazione, vibrazione che si dirama nel resto del corpo.
-Certo che c'è qualcosa che non va. Tentava di fregarmi!- Esclama l'uomo panciuto con aria indignata e infervorata, chissa da quanto stava parlando, lui non l'aveva ascoltato per niente.
-Nay, non con te, ma con la nave. C'è qualcosa che non va.- Ripete nuovamente il ragazzino, mentre salta giù a piedi pari dalla cuccetta. La mano si allunga e va recuperare il cinturone con tutte le sue cose.
-Eh? Non credo proprio! A me sembra tutto in ordine, avrebbero avvisato. Da che l'avresti capito?- domanda chiaramente scettico e ironico verso il ragazzo, forse con l'intenzione di prenderlo in giro.
-C'è una vibrazione anomala-
-Una vibrazione anomala?-
-Aye, anomala-
-La vibrazione-
Lui annuisce, il cinturone legato saldatamente in vita ora, con gli attrezzi fondamentali che pendono come tanti bossoli pronti all'uso.
-Ma va a farti fottere kid! Una vibrazione anomala! Ma sentitelo, il genio dei motori!- Si mette a ridere sguaiatamente, il viso che diventa sempre più rosso per via della quantità di alcool ingerita.
Il ragazzo non fa una piega e si muove velocemente verso la scaletta della cabina, arrampiccandosi fino al corridoio centrale nella navicella. Non perde tempo, non chiede indicazioni o altro, ma si fionda a tutta velocità in direzione della sala motori. Man mano che corre altri segni gli indicano un problema imminente. Alcuni giunti scricchiolano leggermente, le vibrazioni si fanno più frequenti e si trasmettono lungo tutta la linea dei pannelli delle paratie, anche se in modo quasi impercettibile.
La sala motori è poco distante, ma una mano l'afferra e lo strattona indietro e lui è costretto a fermarsi.
-Ehi ragazzino, non si può passare!- esclama con voce bassa e roca quello che sembra un contractor di almeno quarant'anni suonati, ma ancora ben piazzato e in forze. La pelle scura, i capelli del medesimo colore.
-C'è una vibrazione anomala!- il tono è concicato, l'accento di Boros completamente imperante. Strattona verso la porta stagna. -Bisogna ridurre immediatamente la potenza dei propulsori! Fermarli! Probabilmente si sta staccando un panell...-
-Ehy! Ti ho detto che non si può passare. E poi non rompere il cazzo, abbiamo un meccanico là dentro.-
-Anche io sono un meccanico! -
-Certo come no, mi credi scemo forse?-
-Naye, ma è la verità. Ti dico che si sta aprendo un buco nella sala macchine! Fammi passare! -
-Ti ho detto di no, finiscila. Non ho tempo di giocare con i marmocchi, fila.-
-E' una cosa seria! C'è da dire alla gente di muovere verso i pod di salvataggio!- Gli occhi sgranati e la voce alta. Continua a strattonare.
-E togliti dai coglioni, mi hai rotto ragazzino!-
Il ragazzo viene lanciato un metro in avanti da quella specie di toro su due gambe, atterrando sul pavimento di metallo, a carponi. Rialza lo sguardo sulla sala macchine e adesso un rumore forte e cupo riverbera per tutta la nave, facendola tremare con un forte scossone per l'intera lunghezza. E' un rumore sinistro, di quelli che non preannunciano niente di buono. L'allarme suona come impazzito e il ragazzino ha appena il tempo d'incrociare gli occhi neri e spalacati del contractor...
E' già troppo tardi.
" Signore/a,
Le scriviamo perchè lei risulta tra i nominativi di emergenza di Mr Philip Windson.
Siamo terribilmente dispiaciuti d'informarla che il trasporto XX partito in data Y dallo skyplex di Hall Point in direzione dello skyplex di Threesprings,dopo aver lanciato un SOS, non è mai arrivato a destinazione.
I primi soccorsi hanno confermato che il trasporto è andato distrutto, le cause sono ancora in fase di accertamento. Purtroppo controllando lo spazio circostante non sono stati rilevati pod di salvataggio.
Mr Philip Windson è ufficialmente disperso, ma ormai è passato troppo tempo per sperare di ritrovarlo vivo.
Sentite condoglianze
Segreteria Compagnia XX "
mercoledì 29 maggio 2013
29 May - Unification Day
Il ragazzino apre gli occhi due minuti prima della sveglia
puntata, quasi avesse l’istinto innato di anticiparla dopo una notte
insonne. Sbatte le palpebre ma c’è
sempre buio intorno e solo dopo qualche istante si rende conto che resterà buio
finchè non accederà la luce. Non si è ancora abituato al fatto che la sua
giornata non segue i ritmi di un sole nascente fino al suo calare.
Non ha dormito quasi nulla, se non a piccoli spezzoni
disturbati da incubi e lunghe ore a fissare il soffitto metallico. Sa che
giorno sta per arrivare, uno dei più brutti dell’anno.
-HAPPY UNIFICATION
DAY!-
I due minuti sono passati e la sveglia dell’holodeck
richiama la sua attenzione con quella ricorrenza del calendario. Il ragazzino
va a guardarla con aria svogliata, come se non avesse la forza di alzarsi per
spegnere quella scritta holoproiettata. La forza però gli viene quando il deck
comincia a riprodurre le prime note dell’inno Alleato; Il giovane scatta in
piedi e l’afferra con un moto veloce e quasi rabbioso. Il primo istinto è
spaccarlo contro la finestra, ma poi conta mentalmente i soldi spesi e lo
rimette giù sulla scrivania, limitandosi ha spegnerlo. Nella sua testa passa
l’idea che è un prodotto corer, c’era da aspettarselo, farà in modo di
cancellare queste stupide ricorrenze dalla memoria quando prima.
La stanza è silenziosa, Beth deve esser uscita prima di lui,
e quindi decide di cambiarsi con la divisa e sparire allo spazioporto per
qualche riparazione complicata, giusto per non esser in mezzo alla gente. Il
piccolo pannello nell’angolo cottura mostra i vari cibi sintetici pronti da
produrre, ma il ragazzino si limita a un bicchiere di latte, o almeno quello
che dovrebbe esser il suo sostituto energetico. Non ha fame, lo stomaco è
chiuso in una presa di nausea. Mentre sta raccogliendo le sue cose arriva una
comunicazione sul cortexpad aziendale, una comunicazione che non promette nulla
di buono.
-Devi sostituire Jason
al bancone del Roadhouse. A quanto pare sta male e gli altri sono già di turno.-
Una smorfia compare sul viso del diciottenne, mentre va a
infilarsi l’aggeggio elettronico in tasca. Il Roadhouse, il giorno della
Sconfitta…. Ci sarà una scazzottata, sicuro e lui non sarà imparziale già lo
sa. Un altro sospiro accompagna la camminata verso la porta della stanza. Da lì
al Roadhouse ci sono solo tre livelli, troppo pochi.
La mattina passa tutto sommato in modo tranquillo a parte
qualche piccola scaramuccia ai tavoli, almeno finchè un uomo sulla quarantina
con l’accento tipicamente del Core comincia ad osannare ad alta voce l’Alleanza
per aver sconfitto i vili Browncoats quattro anni fa, facendo seguire una
miriade d’insulti. Le voci si rincorrono tra i tavoli, chi per una parte chi
per l’altra. Il ragazzino stringe forte il bancone, Ming davanti a sé che gli
dice di fare un respiro profondo e di non arrabbiarsi. Gurtrud che prova a far
calmare gli animi della sala, Alan che arriva e si trattiene a stento, Beth che
si porta il ghiaccio al labbro.
-I am
a good old rebel now that's just what I am and for this United Nation, I do not
give a damn.
I'm glad I fought against them, I only wish we won.
I ain't asked any pardon for anything I've done… -
I'm glad I fought against them, I only wish we won.
I ain't asked any pardon for anything I've done… -
Lui comincia a cantarla a bassa voce, per non farsi sentire
più del necessario, ma dopo qualche istante metà della sala segue il ritmo della
canzone indipendentista. Alan sembra rincuorarsi un poco e la rissa è
imminente. Una rissa che è solo una pallida proiezione di ciò che è stata la
guerra, di ciò che è ancora la guerra per molti. Ming prende le redini e sale
sul palco esibendosi a nome della Shouye, in breve cala la calma in sala. La
rissa è stata evitata, ma né Alan, né Beth né il giovane meccanico sembrano
trovar pace infondo allo stomaco. Odio, mescolato a dispiacere e dolore. Una
mistura che anche dopo anni corrode le vene e i nervi.
Finite le canoniche nove ore di turno, la porta della sua
stanza si apre e lui si butta sul letto con tutta la divisa, sperando solo di
addormentarsi per scordare la giornata. Sa bene che non accadrà, ogni anno sono
due notti insonni, distorte da incubi e rammarichi di una guerra persa, di una
speranza infranta, di una rivincita troppo lontana e di una solitudine
strisciante.
La sveglia del deck suona nuovamente e il ragazzo apre un
occhio con fare scocciato, indolente, pronto già a guardare sospirando l’holoproiezione
della comunicazione per la fine del 29 Maggio.
Niente di tutto questo accade. A
caratteri cubitali viene proiettato sul muro della stanza, in diverse riprese:
-STRAGE A CAPITAL CITY, HORYZON, DURANTE LA PARATA ANNUALE DELL'ALLEANZA..
ESPLOSIONE
DI BOMBA TRA LA FOLLA.
9 MORTI.
ALMENO 30 FERITI ACCERTATI, MA IL NUMERO CONTINUA A SALIRE, FORSE 50.
2
BAMBINI GRAVI.
PROBABILE MATRICE INDIPENDENTISTA.-
Con uno scatto è in piedi, la giacca poggiata sul letto che
scivola bruscamente fino al pavimento. Una gioia profonda lo invade,
incontrollabile, così come incontrollabile è il senso di colpa immediatamente
successivo. Sa che dovrebbe essere scosso e orripilato. Sa che è sbagliato,
imperdonabile agli occhi degli uomini e di Dio. Sa che non dovrebbe sentire
quella gioia. Sa che avrà del rimorso, ma questo verrà dopo.
La guerra non è ancora finita, no. Ora l'hanno capito tutti, perfino i core.
Un fugace sorriso si forma sul viso nell’oscurità
della stanza, illuminata solo dalla proiezione della notizia cortexdiffusa.
-Happy Unification Day.-
lunedì 13 maggio 2013
Passi indietro
Il giorno in cui gli schiavisti mi puntaro i mauler in faccia credevo fosse arrivata la fine, invece non è stato così.
Sono ancora vivo, ma non so se questo sia un bene oppure no.
Ho venduto la mia dignità per sopravvivere alla fine, per mantere fede a delle promesse. Ho firmato quel dannato foglio e sono diventato schiavo.
Ho passato giorni al Bazaar di Hall Point in mano a quel bastardo di Olson, il commerciante di schiavi che mi ha comprato.
L'unica cosa positiva è che, fortuna vuole, ho ritrovato Beth e Eithan la sopra.
Lars ci ha trovato, penso che Lucky l'abbia avvisato, ma ci ha trovato! Pensavo che sarebbe finita bene, ma non è stato proprio così.
Io sono stato venduto a Lars, Eithan ad Arch.... Beth ad Electra, la Head di Hall Point.
Non c'è fortuna o se c'è in questi mesi sta girando in un altra zona.
Ritorno a Greenfield per qualche tempo per cercare Electra e convincerla a lasciare Beth libera, ma non la trovo.
Trovo Winger e il capitano Neville però e mi sembra di tornare un poco alla normalità.
Mi chiedono di fargli un favore, di smontare una cosa. Non mi faccio problemi, finchè capisco che non è qualcosa di normale.
Winger mi benda, si scusa anche, ma dice che è per la mia sicurezza e poi scendiamo al piano sotto del The Machine. Gli chiedo se è qualcosa di illegale, lei mi dice che faccio troppe domande.
C'è un locale che non conosco, pieno di vasche e banconi. Preferisco non chiedere più e smonto.
La sera però arriva anche un altro amico di Winger, Huck e al piano di sopra arriva l'ammiraglio Wolfe, l'ho visto dalle telecamere di sicurezza.
Winger e Huck sono andati di matto ed era chiaro che ci avevo preso in pieno nel pomeriggio. Era un laboratorio per la produzione di droga! Cazzo, droga!
Pensavo che il capitano Neville e Winger ormai fossero fuori dal giro, insomma... ho litigato con le bluejacks per loro. A quanto pare mi sbagliavo però.
Alla fine di tutto però non ho fatto niente, tranne rimbrottare contro il capitano. Alla fine di tutto lui sa cosa so fare per davvero, non so neanche il perchè glielo detto, ma l'ho fatto. Forse non mi sentivo adatto a fare l'ipocrita, infondo non sono poi stato molto migliore di loro. E adesso lui lo sa.
Ho fatto a botte con una bluejacks, un tale "caporale D. Roscow" e mi hanno messo in stato di fermo.
L'ho fatto perchè lui mi ha insultato, solo perchè sull'IdN c'era scritto che ero uno schiavo. Non m'importa, mi ha insultato.
Io gli ho risposto per le rime, dandogli del idiota, era in divisa.
Mi ha detto che mi avrebbe portato alla base per offese a pubblico ufficiale, poi si è tolto la targhetta dicendo che per qualche minuto era in pausa.
Poi ha cercato di darmele.
Sinceramente non sono un sacco da prendere a pugni e ho reagito. Risultato? Naso rotto e mezza faccia in livido, ovviamente. Sono un meccanico, non un rissaiolo.
L'ammiraglio Wolfe mi ha detto che non mi sbatteva dentro giusto per lasciar correre, ma che sono solo un provocatore bello e buono, bla bla bla. Che ho brutte frequentazioni e bla bla bla...
Vada a farsi fottere anche lui. Roona ne aveva fiducia, io no.
Che diavolo dovrei fare con loro? Stendergli un tappeto rosso e lustrargli gli stivali dopo che hanno ammazzato la mia gente e distrutto il mio pianeta!?
Never.
Beth però è andata in carcere, si è voluta costitutire alla fine di tutto.
Non... non voglio parlarne. E' già complicato così.
Senza contare che lo fa per proteggere gli altri, compreso John. Io gli avrei voluto spaccare la faccia!
Ha provato a baciarla mentre non c'ero! Mio fratello!
Dio che rabbia!
Ora comunque Beth è fuori, in libertà vigilata per la buffalo country ma è di fatto libera.
Io ho accettato un lavoro, questa volta montare un laboratorio di droga su Goldera, per conto di Huck. Quello che produce è legale lì, non sarebbe sbagliato. Ma lo so, I feel it. Lo è, è sbagliato.
L'ho accettato, perchè? Non lo so neanche io, non m'importa più di tanto ad essere sincero.
Sono di nuovo a corto di soldi, o meglio... ce li ho ma quelli sono la riserva intoccabile, per le emergenze.
L'ho fatto per soldi? No in realtà.
Non lo so, sto diventando freddo... cioè indifferente, dopo la situazione degli schiavisti. Ho detto ad Huck che è qualcosa che fa male, ma.... poi ho accettato. Me ne sono fregato.
Sto tornando quello di prima? Quello che non si faceva troppi problemi? Quello che ero prima di entrare al ranch?
Electra ha assunto Beth sullo skyplex.
Ora lavorerà lì, almeno finchè non avrà riscattato la sua libertà sulla carta. Non mi piacciono le lattine volanti, proprio per niente.
Electra mi ha offerto un lavoro lì, così da poter restare con Beth. Ha detto che posso anche fare il meccanico per il Capitano Neville e Winger, senza problemi.
Ci ho riflettuto parecchio e alla fine ho accettato.
So le voci che girano sulla lattina ed Electra mi ha fatto capire che praticamente sono vere.
Mi sento sporco... sporco già da adesso, anche se non ho fatto niente per ora. Però non posso lasciare Beth in quel posto da sola, sarebbe solo peggio, anche per lei.
No, non starò separato dalla mia ragazza dopo tutto quello che è successo no.
Non so che mi stia succedendo. O meglio, lo so... ma ho paura di scoprire che è veramente così.
Sto tornando indietro, ai primi tempi dopo la guerra, dove per me non c'era nè religione nè troppa morale.
Ho paura di tornare indietro, aye. Una paura fottuta, ma non ho scelta.
Non ho mai scelta.
Sono ancora vivo, ma non so se questo sia un bene oppure no.
Ho venduto la mia dignità per sopravvivere alla fine, per mantere fede a delle promesse. Ho firmato quel dannato foglio e sono diventato schiavo.
Ho passato giorni al Bazaar di Hall Point in mano a quel bastardo di Olson, il commerciante di schiavi che mi ha comprato.
L'unica cosa positiva è che, fortuna vuole, ho ritrovato Beth e Eithan la sopra.
Lars ci ha trovato, penso che Lucky l'abbia avvisato, ma ci ha trovato! Pensavo che sarebbe finita bene, ma non è stato proprio così.
Io sono stato venduto a Lars, Eithan ad Arch.... Beth ad Electra, la Head di Hall Point.
Non c'è fortuna o se c'è in questi mesi sta girando in un altra zona.
Ritorno a Greenfield per qualche tempo per cercare Electra e convincerla a lasciare Beth libera, ma non la trovo.
Trovo Winger e il capitano Neville però e mi sembra di tornare un poco alla normalità.
Mi chiedono di fargli un favore, di smontare una cosa. Non mi faccio problemi, finchè capisco che non è qualcosa di normale.
Winger mi benda, si scusa anche, ma dice che è per la mia sicurezza e poi scendiamo al piano sotto del The Machine. Gli chiedo se è qualcosa di illegale, lei mi dice che faccio troppe domande.
C'è un locale che non conosco, pieno di vasche e banconi. Preferisco non chiedere più e smonto.
La sera però arriva anche un altro amico di Winger, Huck e al piano di sopra arriva l'ammiraglio Wolfe, l'ho visto dalle telecamere di sicurezza.
Winger e Huck sono andati di matto ed era chiaro che ci avevo preso in pieno nel pomeriggio. Era un laboratorio per la produzione di droga! Cazzo, droga!
Pensavo che il capitano Neville e Winger ormai fossero fuori dal giro, insomma... ho litigato con le bluejacks per loro. A quanto pare mi sbagliavo però.
Alla fine di tutto però non ho fatto niente, tranne rimbrottare contro il capitano. Alla fine di tutto lui sa cosa so fare per davvero, non so neanche il perchè glielo detto, ma l'ho fatto. Forse non mi sentivo adatto a fare l'ipocrita, infondo non sono poi stato molto migliore di loro. E adesso lui lo sa.
Ho fatto a botte con una bluejacks, un tale "caporale D. Roscow" e mi hanno messo in stato di fermo.
L'ho fatto perchè lui mi ha insultato, solo perchè sull'IdN c'era scritto che ero uno schiavo. Non m'importa, mi ha insultato.
Io gli ho risposto per le rime, dandogli del idiota, era in divisa.
Mi ha detto che mi avrebbe portato alla base per offese a pubblico ufficiale, poi si è tolto la targhetta dicendo che per qualche minuto era in pausa.
Poi ha cercato di darmele.
Sinceramente non sono un sacco da prendere a pugni e ho reagito. Risultato? Naso rotto e mezza faccia in livido, ovviamente. Sono un meccanico, non un rissaiolo.
L'ammiraglio Wolfe mi ha detto che non mi sbatteva dentro giusto per lasciar correre, ma che sono solo un provocatore bello e buono, bla bla bla. Che ho brutte frequentazioni e bla bla bla...
Vada a farsi fottere anche lui. Roona ne aveva fiducia, io no.
Che diavolo dovrei fare con loro? Stendergli un tappeto rosso e lustrargli gli stivali dopo che hanno ammazzato la mia gente e distrutto il mio pianeta!?
Never.
Beth però è andata in carcere, si è voluta costitutire alla fine di tutto.
Non... non voglio parlarne. E' già complicato così.
Senza contare che lo fa per proteggere gli altri, compreso John. Io gli avrei voluto spaccare la faccia!
Ha provato a baciarla mentre non c'ero! Mio fratello!
Dio che rabbia!
Ora comunque Beth è fuori, in libertà vigilata per la buffalo country ma è di fatto libera.
Io ho accettato un lavoro, questa volta montare un laboratorio di droga su Goldera, per conto di Huck. Quello che produce è legale lì, non sarebbe sbagliato. Ma lo so, I feel it. Lo è, è sbagliato.
L'ho accettato, perchè? Non lo so neanche io, non m'importa più di tanto ad essere sincero.
Sono di nuovo a corto di soldi, o meglio... ce li ho ma quelli sono la riserva intoccabile, per le emergenze.
L'ho fatto per soldi? No in realtà.
Non lo so, sto diventando freddo... cioè indifferente, dopo la situazione degli schiavisti. Ho detto ad Huck che è qualcosa che fa male, ma.... poi ho accettato. Me ne sono fregato.
Sto tornando quello di prima? Quello che non si faceva troppi problemi? Quello che ero prima di entrare al ranch?
Electra ha assunto Beth sullo skyplex.
Ora lavorerà lì, almeno finchè non avrà riscattato la sua libertà sulla carta. Non mi piacciono le lattine volanti, proprio per niente.
Electra mi ha offerto un lavoro lì, così da poter restare con Beth. Ha detto che posso anche fare il meccanico per il Capitano Neville e Winger, senza problemi.
Ci ho riflettuto parecchio e alla fine ho accettato.
So le voci che girano sulla lattina ed Electra mi ha fatto capire che praticamente sono vere.
Mi sento sporco... sporco già da adesso, anche se non ho fatto niente per ora. Però non posso lasciare Beth in quel posto da sola, sarebbe solo peggio, anche per lei.
No, non starò separato dalla mia ragazza dopo tutto quello che è successo no.
Non so che mi stia succedendo. O meglio, lo so... ma ho paura di scoprire che è veramente così.
Sto tornando indietro, ai primi tempi dopo la guerra, dove per me non c'era nè religione nè troppa morale.
Ho paura di tornare indietro, aye. Una paura fottuta, ma non ho scelta.
Non ho mai scelta.
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schiavisti
mercoledì 10 aprile 2013
The end of way
Schiavisti.
L'unica cosa che mi rimbomba in testa, schiavisti.
Sono, siamo, in mano a degli schiavisti.
Ci hanno catturato, me, Eithan e Beth. Beth è ferita, sta male.
Ci hanno chiesto di firmare un contratto a norma di legge, per diventare schiavi e rinunciare alla nostra libertà.
Eithan e Beth l'hanno firmato, io no.
Non voglio diventare uno schiavo per tutta la mia vita, non voglio.
Ho detto a Beth che andrà tutto bene, che resterò vivo ma... credo di averle mentito.
Siamo un quattro che abbiamo rifiutato, non siamo abbastanza convenienti per esser venduti illegalmente.
Le ho detto che sarebbe andata bene, che però non potevo chinare la testa.
Credo che ora non andrà bene, credo che oramai i miei binari del treno si siano fermati, credo che non potrò andare avanti.
Sono cresciuto con l'idea che avrei potuto morire da un momento all'altro. Avevo dieci anni quando è iniziata la guerra e ci ho messo due mesi a capire che probabilmente sarei morto sotto a una bomba, all'attacco successivo.
Non è successo, ora sono passati otto anni e sono ancora vivo.
Già, vivo per quanto?
Probabilmente qualche manciata di ore, non di più.
Ho mentito a Beth, le ho detto che sarei tornato. Temo che non manterrò la promessa.
La nave sta atterrando, sento le vibrazioni. Per quanto le sentirò ancora?
Ho fatto la cosa sbagliata a non firmare? Avrei potuto piegarmi, almeno per il momento?
Forse, forse avrei potuto, ma non volevo.
Sono stato idiota? Probabilmente.
Sento di aver sbagliato? No.
Ho fatto una promessa, ma stavolta temo di non poterla mantenere.
La cosa positiva e che siamo su un fottuto pianeta del rim, nessuno saprà che sono morto.
Beth non lo saprà e andrà avanti per la sua strada.
Il 'Verse va sempre avanti, non si ferma per una singola vita.
Ho paura di morire? Un po', non ho ancora scontato i miei peccati.
L'unica cosa è che forse rivedrò le persone a cui ho voluto bene, forse.
La nave è atterrata. L'ora sta per scoccare.
Dio abbi pietà della mia anima.
L'unica cosa che mi rimbomba in testa, schiavisti.
Sono, siamo, in mano a degli schiavisti.
Ci hanno catturato, me, Eithan e Beth. Beth è ferita, sta male.
Ci hanno chiesto di firmare un contratto a norma di legge, per diventare schiavi e rinunciare alla nostra libertà.
Eithan e Beth l'hanno firmato, io no.
Non voglio diventare uno schiavo per tutta la mia vita, non voglio.
Ho detto a Beth che andrà tutto bene, che resterò vivo ma... credo di averle mentito.
Siamo un quattro che abbiamo rifiutato, non siamo abbastanza convenienti per esser venduti illegalmente.
Le ho detto che sarebbe andata bene, che però non potevo chinare la testa.
Credo che ora non andrà bene, credo che oramai i miei binari del treno si siano fermati, credo che non potrò andare avanti.
Sono cresciuto con l'idea che avrei potuto morire da un momento all'altro. Avevo dieci anni quando è iniziata la guerra e ci ho messo due mesi a capire che probabilmente sarei morto sotto a una bomba, all'attacco successivo.
Non è successo, ora sono passati otto anni e sono ancora vivo.
Già, vivo per quanto?
Probabilmente qualche manciata di ore, non di più.
Ho mentito a Beth, le ho detto che sarei tornato. Temo che non manterrò la promessa.
La nave sta atterrando, sento le vibrazioni. Per quanto le sentirò ancora?
Ho fatto la cosa sbagliata a non firmare? Avrei potuto piegarmi, almeno per il momento?
Forse, forse avrei potuto, ma non volevo.
Sono stato idiota? Probabilmente.
Sento di aver sbagliato? No.
Ho fatto una promessa, ma stavolta temo di non poterla mantenere.
La cosa positiva e che siamo su un fottuto pianeta del rim, nessuno saprà che sono morto.
Beth non lo saprà e andrà avanti per la sua strada.
Il 'Verse va sempre avanti, non si ferma per una singola vita.
Ho paura di morire? Un po', non ho ancora scontato i miei peccati.
L'unica cosa è che forse rivedrò le persone a cui ho voluto bene, forse.
La nave è atterrata. L'ora sta per scoccare.
Dio abbi pietà della mia anima.
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