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sabato 22 novembre 2014

Happy Birthday

Philip Neville 
22.11.2496 - 22.11.2516

E' questo che il meccanico s'immagina nella testa, sdraiato sopra un letto che non è il suo. Su un letto che sa di prigionia forzata e controllo costante.
Sarebbe alquanto ironico, pensa, morire il giorno del proprio compleanno.

Un ghigno amaro gli si forma sulle labbra mentre lo sguardo è puntato verso il soffitto di legno della stanza. 
Sa che qualcuno lo sta guardando, dall'altro lato delle telecamere sparse ovunque, ma lui a lui non interessa. Non nei pochi minuti prima dell'alba, dove si è appena reso di conto che ha compiuto gli anni.
Il suo cortex-pad segna la data di dieci giorni prima, ma lui sa che in realtà sono stati manomessi e che sono dieci giorni avanti.
Che oggi è il suo compleanno e che sono a passo dalla morte.
Il loro piano per scappare non è solido, non potrà esserlo mai.. ma meglio la morte al restare schiavi per tutto il resto della vita.

E' ironico, ma neanche tanto. 
In realtà è la spiegazione della sua intera vita: 

Scomparire.

Nascere e morire nello stesso giorno come se lui in realtà non fosse mai esistito, come se avesse fatto il suo giro senza disturbare nessuno.
Infondo è quello che cerca di fare da anni a questa parte. Quello per cui si è preparato a costo di soffrire: 

Sparire, sparire dalla vita e dalla mente delle persone che ama.

Ha fatto di tutto per cercare di essere assente nella loro vita, per non esser un pezzo indispensabile del loro meccanismo. 
Perchè lui è un meccanico e sa benissimo che se un pezzo non è fondamentale, si può anche togliere senza danneggiare il macchinario. 

Pensa a cosa accadrà se morirà lì da solo, senza che nessuno lo sappia... e se ne ritiene viscidamente soddisfatto.
Beth si sposerà, formerà una famiglia e andrà avanti.
John, Lars,, Nathan, il Capitano Neville, Winger e le sue sorelle saranno tristi per un poco, ma anche loro continueranno la loro vita.
Con i Dust Devils  non ha potuto scomparire, ma ha fatto in modo di trasmettere le sue conoscenze: 
Esser sostituibile.

Sa che soffriranno, ma sa anche che sono soldati. 
Sa che andranno avanti perchè i soldati continuano a marciare anche se un loro compagno cade nella polvere perchè è questa la loro vita.

Chiude gli occhi azzurri mentre si permette di lasciare andare un pensiero per suoi compagni, anche se loro non lo riceveranno mai.
Li augura di riuscire dove lui ha fallito. 
Li prega di continuare a marciare senza fermarsi. 
Li rivela che vorrebbe rivederli ancora. 
Che però spera che questo desiderio non si avveri mai perchè lui sarà all'Inferno e vorrebbe evitarglielo.

Il respiro di giovane meccanico è completamente calmo e rilassato mentre pensa che tra poco si giocherà fino a scappare o morire.
Per una volta nella sua vita sente di aver fatto tutto il possibile per proteggere coloro che ama. Per poteggerli dal dolore della perdita.

E sorride soddisfatto.

lunedì 24 marzo 2014

Videochiamata

E' notte fonda dentro l'Almost Home, ma il giovane meccanico è ancora in giro per la ve in preda ai morsi dell'insonnia provocati dagli incubi sulle recenti taglie e quelli più vecchi della Guerra.
Winger gli ha detto che aspetta un bambino dal Capitano Neville e che presto avrà un fratellino o una sorellina, ma che non intendono sposarsi. Questo, nonostante tutto, è la cosa che preoccupa di più il ragazzo. Non si può avere un figlio senza sposarsi, ennò.
Acchiappa l'Holodeck da sotto il letto e si fionda in stiva, dove sa che non disturberà nessuno. Lo accende e fa partire la chiamata verso il contatto dell'altro Neville, incurante dell'orario.

-Capitano Neville? Mi senti?- Domanda il ragazzo all'indirizzo dello schermo del deck, mentre si sposta ancora di qualche passo in modo da cercare di prendere il miglior segnale possibile dalla stiva. -Magari prova a spostarti un po'...-
Effettivamente il segnale non è ottimo, e la voce oltre che roca sembra rimbombare in uno strano silenzio -mh..Philip..?- si sente tirare su con il naso dall'altra parte della comunicazione e un fruscio. La voce rotta dal sonno di Vergil comincia a diventare più nitida, seppur a volume basso. Il video ancora spento -Kiddow, lo sai che ore sono?-
Il ragazzo si assesta su una cassa precisa della stiva, dove dalla sua parte sembra esserci un segnale decente. Il suo video del suo deck è già attivato. Inarca un sopracciglio quando sente un rantolare assonnato. Annuisce poi, tranquillamente, alla domanda di Vergil. 

-Aye, certo che lo so. Da me sono le quattro del mattino... su Saint Andrew... amh... le sei?- Il tono un poco incerto. Un espressione dispiaciuta compare poi sul viso, quando realizza che forse è troppo presto -Ti ho svegliato?- 
-Ahm...- Nella stiva si sente uno schiocco di labbra provenire dallo schermo ancora nero del deck. A certo punto esso di accende e il viso di Neville, con le tipiche borse da sonno, compare in tre dimensioni.
-Sì, forse.- risponde l'uomo, biascicando in relazione all'orario. Poi un sorriso compare sul suo viso -E' okay Kiddow, mi sposto di là altrimenti sveglio la Princiseppia- aggiunge ghignando,  indicando con il capo una zona a sinistra. Il movimento fa notare al ragazzo che effettivamente era a letto, ed è a torso nudo.
-Amh.. ah... scusa, non volevo svegliarti... è che pensavo che... alle sei.. eri già in piedi.-
-Dimmi tutto..Soprattutto...- Gli replica Vergil per poi fare una pausa, mentre l'osserva in sottostecchi con un espressione preoccupata -che diavolo ci fai sveglio alle 4 del mattino?-
Il ragazzo scrolla  le spalle con un movimento noncurante -Beh... niente. A volte mi sveglio la notte e non riesco a riaddormentarmi più. Well, comunque... ti ho chiamato perchè... Winger mi ha detto che aspettate un bimbo e che non la vuoi sposare, ancora.-
-Dritto al punto, Kid...- Risponde il Capitano, inarcando la solita guancia in un sorriso sghembo, divertito -Sono due gemelli in realtà, prega solo che non siano femmine altrimenti sarebbe come trasferirmi su Fargate.-
-What? Due?- Esclama il ragazzo, spalancando gli occhi azzurri in un moto sopreso e interdetto. Dal deck proviene un ruomore tipico di quando si scarta qualcosa, ma il ragazzo non riesce a vedere a cosa sia dovuto

-E..quest'idiozia del matrimonio? Per carità, massimo rispetto Phil..ma...- Un alzata di spalle.
Il ragazzo storce il naso, con un espressione chiaramente contrariata.

-Non è un idizia Capitano Neville! E' una cosa importante! Mica puoi far un bim... due bimbi senza sposarti eh! -
-Mh?!  Are you kiddin me, kiddow?- Risponde l'uomo inarcando poi il proverbiale sopracciglio sinistro, quello da simpaticone.
-Capitano...- sospira rassegnato il ragazzo, mentre va ad abbassare un poco la testa.
-Fare bambini è una cosa importante, e non credo che i nostri antenati non si riproducessero prima di Dio e i Santi, Kid..o no? -
Un filo di fumo si dipana nell'inquadratura e una tazza occupa gran parte del viso dell'uomo lasciando solo i grandi, semichiusi, occhi neri a fissare il ragazzo.
-Dai! Hai capito benissimo che ti voglio dire. Ora che l'hai messa incinta mica puoi non sposarla. E' importante!- Esclama verso l'uomo andando ad annuire Lo sguardo si concentra sul filo di fumo che compare sullo schermo, così come la tazza. Il ragazzo alza mano destra e punta l'indice dall'altra parte. -Che ti stai bevendo? Sai fumare fa male?-
-Caffè, cazzosanto!- risponde Neville ridacchiando, per poi abbassare la tazza -E sono già tre settimane che non fumo più nella cabina e in plancia.......Io.-
-Mmmmh- assottiglia gli occhi, diffidente -Tu? Beh anche Winger avrà smesso no?- La domanda cade nel vuoto.
-Comunque se ti fa piacere Kiddow posso farli battezzare..da qualcuno, ma è una decisione che dovrà prendere Winger.- 
-Beh.. per battezzarli ci vuole il reverendo per forza di cose. Mica può farlo uno a caso eh.-
-Dai Philip, serio. Perché è importante, sentiamo.-
-Come perchè? Perchè quando uno uomo mette incinta una donna la sposa, altrimenti lei finisce a fare la Billie Jean e il bimbo che nasce è considerato un bastardo- Risponde il ragazzo, senza neanche un briciolo di cattiveria. Infondo è sempre cresciuto con quella mentalità che gli ha lasciato un marchio simile addosso.
-Phil..okay, d'accordo.  E' chiaro il problema.- Risponde l'uomo, annuendo serio, mantenendo però un volume basso -Non è così, e lo sai. Non per me e per Molly. I miei figli porteranno il mio cognome, e avranno sempre un padre. D'altronde...- L'uomo si ferma ferma e va ad ammorbidire i lineamenti e far emergere la punta di un sorriso.
-Umh?-
-Non ho mica dovuto sposare tua madre per adottarti, no?-
Il giovane meccanico di Boros è costretto ad incassare a testa tra le spalle, mentre un moto di rossore compare sul viso. Non lo dice, ma è chiaro che quelle parole e quel sorriso gentile non possano che fargli sciogliere il petto e anche la bellicosità testarda sul matrimonio.
-Per amare una donna, Kiddow, non è necessario Dio. Per farci dei figli neanche, e neanche per crescergli con l'amore che meritano.-
-Ammettiamo che per Winger vada bene, umh? Per gli altri non andrà così, perchè dove andrai ad abitare li indicheranno perchè non sono nati in modo giusto.-
-Dai ragazzo, non fare il fesso.  A chi vuoi che freghi se io e lei non siamo sposati? Ha un cognome? Sì. E' stato battezzato in chiesa? Sì. Ho girato il 'Verse in lungo e in largo, e ho passato i miei ultimi 35 anni fottendomene di ciò che pensavano gli altri.... non comincerò certo adesso, Kiddow.-
-Li prenderanno in giro capitano. You know.-
-Puoi essere certo che nessuno prenderà in giro qualcuno della mia famiglia. Quindi chiudiamo qui il discorso, right?- Il tono dell'uomo è fermo e deciso, così come la sua immagine proiettata dal deck del meccanico.
Lui fa un sospiro rassegnato, probabilmente intuendo che non ci caverà un ragno dal buco, almeno non quella notte.
-Pensate già a qualche nome?- domanda dopo un istante andando a scuotere la testa con aria sconsolata
-Mmm..Anya e Ann Eir.... se sono femmine. Se maschi dovrebbero essere William e Jacob. Non ho nessuna intenzione di omaggiare quel nasone di Ritter. Anche Philip non mi spiacerebbe in effetti, ma c'è giàun Philip Neville, dico bene?-
-Ann Eir mi piace.- Ammette il meccanico verso Vergil, incassando la testa tra le spalle alla sua considerazione. Non ne può fare a meno. L'imbarazzo è qualcosa che non riesce a controllare.
-Piuttosto..mi devi spiegare che cazzo ci fa il tuo nome fra una lista di taglie che gira su tutta la rete cortex.-  Il tono dell'uomo è di nuovo tremendamente serio ma tranquullo, così come l'espressione che viene proiettata nella fredda stiva.
-Non lo so. Qualcuno che fa qualche cazzata.... lascia perdere.- Il tono del ragazzo è tutt'altro che pacato. I muscoli gli si irrigidiscono all'istante, mentre un moto d'ansia lo prende di nuovo allo stomaco. Si aspettava la domanda, ma non vuole tirare in mezzo quella che sta diventando la sua famiglia.
-Sta attento tu Phil, a non fare cazzate. Ora farò un po' di domande in giro e cercherò di scoprire che roba è e chi ha messo la voce in giro. Ora...-
-Nay Naye, capitano Neville. Non ti voglio in mezzo a questa storia! L'ho detto anche a Winger, ci stiamo già pensando noi.- Esclama animatamente il ragazzo, gesticolando con le mani. No, non può rischiare di mettere anche loro nei guai
-...devo andare. La signora il mercoledì richiede la mia presenza al suo risveglio.- Risponde Vergil tranquillo, come se la richiesta non fosse importante.
-Non vi voglio nei guai. Please!-
-Ti ho mai detto che mi era difficile immaginare Molly Cox ancora più intrattabile? Beh, mi sbagliavo kid..mi sbagliavo alla grande.-
-Capitano Nev...!-
-Stammi bene, ti chiamo appena avrò notizie.- La proiezione animata dell'uomo gli rifila muto cenno d'assenso, sorridendo e annuendo con la testa.
Lo schermo diventa nero.

Il giovane meccanico si butta con la schiena indietro, contro lo scatolone su cui era seduto. Scuote la testa mentre sbuffa con fustrazione.
Non ha rimediato un matrimonio e neanche di tenere Vergil fuori da quella storia. Conosce quel sorriso, è un ghigno.
-Ottimo risultato Philip. Bravissimo...-

martedì 20 agosto 2013

Family

Sdraiato sul letto di John il mio sguardo spazia per il soffitto della cabina. La luce notturna nell’angolo produce ombre distorte ma fisse sul soffitto. Giro la testa verso di lui, sdraiato sul letto di Sam. Mi da le spalle, pare stia dormendo.
Dovrei odiarlo, per quello che mi ha fatto… portarmi via Beth, ma non ci riesco. Non adesso. Non così.
Mi ritrovo in mano l'armonica di Jacob Cox, il padre di Winger. La rigiro tra le mani, con attenzione, temendo di farla cadere.
Riporto lo sguardo sulla sua schiena di John.
Il ricordo dell’ultima conversazione mi attraverso la mente.  

He’s broken.

 Provo a chiamarlo, a bassa voce, come preso da un pensiero. Mugugna qualcosa, non sta dormendo.
Apro la bocca un paio di volte, ma non esce niente ed infine lascio che si rimetta a dormire.
Sono stati giorni tremendi, estenuanti, sfiancanti. Ogni volta che mi giro trovo qualcosa che non riesco a capire del tutto e quello accaduto a John, a Sam… La sua famiglia, è qualcosa che mi sta tormentando.
Il rapporto padre e figlio una relazione che mi ha sempre lasciato in silenzio, senza parole, come se fossi fuori luogo in un contesto simile. Come se fosse sbagliato.
Non sarebbe giusto dire che non ho mai avuto famiglia, nay.
Io ricordo mia madre, anche se ero piccolo. Ricordo le sue mani che si avvicinavano al mio viso per lasciarci una carezza ma non riesco a ricordare la freschezza della sua pelle. Ricordo quando, prima di uscire di casa, mi stringeva forte in un abbraccio anche se non ricordo il calore della sua stretta. Ricordo che mi sollevava il mento con un dito e mi diceva di tenerla alta, di essere fiero, il tono della sua voce è però perso nei ricordi. Ricordo il bacio che mi lasciava sulla fronte, prima di girarmi e farmi andare da solo al monastero e mi maledico per aver dimenticato la morbidezza delle sue labbra. Mi resta solo questo. Vaghi ricordi, vaghi sentori, tutto pare offuscato in una fumosa coltre. So che è esistita, ma quelle piccole cose la rendevano reale stanno scemando ogni giorno che passa. Non è l'immagine, il ricordo che si affievolisce, ma i sentimenti legati a quel ricordo.
 God, how I feel something? 

Mia madre era una donna forte, di quelle che hanno il coraggio di camminare dritte in mezzo alla folla del mercato, anche se la gente la schivava disprezzandola. Col suo portamento sembrava essere in grado di aprire volontariamente quel varco tra la gente ipocrita di Desert river. Affrontava a testa alta ogni aspetto della vita, non ribatteva mai, e lottava ogni santo giorno. Anche quando al mercato aumentavano i prezzi, per quelle come lei. Anche se non le volevano vendere i propri prodotti, accampando scuse ridicole.

Anche per me non fu facile. I bambini sanno essere cattivi, sanno essere spregevoli e crudeli più degli adulti. Mi additavano, mi allontanavano, mi schernivano ed insultavano. Ancora ad oggi l’odio mi scorre nelle vene al solo ricordo. Insultavano mia madre, le davano della puttana. Mi cacciavano come un ratto, perché ero un Windson. Un figlio del vento, un bastardo nato da un padre che non ha voluto riconoscermi come figlio. E non serviva a nulla negare la cosa. Negare la verità. Sono un figlio bastardo, che ha come padre un vigliacco stupratore.
Sento ancora le loro voci in testa. Sono passati dodici anni e li sento ancora se mi concentro. Non li voglio ricordare.

Lei non è mai stata una puttana. Quel bastardo la minacciava di bruciarle la fattoria dei genitori, di ucciderli. Era uno della classe benestante di Desert river, di quelli che godono nel sottomettere gli altri, i più deboli. Ha fatto così anche con mia madre, l'ha presa con la forza, costringendola a diventare una concubina. La tenne per un po' e poi l'ha gettata via come uno straccio vecchio, da suoi. Come se fosse una normale consuetudine, perché funzionava così, se non fosse che mia madre restò incinta di me.

Everyone knew that, but nobody helped her.

In questo caso si facevano due cose a Desert river. O si chiamava una levatrice per l’aborto, oppure se eri religiosa, partorivi ed affidavi il piccolo ad un orfanotrofio Nikolista. La cosa si chiudeva così, in un collettivo silenzio, come se non fosse mai successo.
Mia madre fece una cosa che andava contro le silenziose consuetudini. Decise di tenermi con sé e andò da quel Bastardo per chiedergli di assumersi le sue responsabilità. ma lui le sparò addosso per farla allontanare.
Da quel giorno, da quel rifiuto le cose per lei crollarono. I suoi genitori la cacciarono di casa per la vergogna che provarono nell’avere una donna disonorata convinta a mantenere il frutto del peccato. Gli abitanti la evitavano come la peste perché aveva in grembo un Windson, un figlio del vento, uno senza padre, senza discendenza. E su Boros, quando hai questo cognome, significa che non hai diritto agli Antenati. Non appartieni a nessuna dinastia. Vuol dire che sei ripudiato, da entrambe le famiglie.
Aye, già... le famiglie. Sempre il solito punto.

La mia famiglia era mia madre, nessun'altro. È morta che avevo undici anni, sotto le bombe lanciate dalle blujacks. Con lei è morta la mia famiglia.
Troppo poco tempo per capire veramente cosa fosse ma abbastanza per capirne l'importanza, dopo averla persa.
Sono passati anni, ma mi sento continuamente in un limbo. Capisco alcune cose di questo legame che unisce le persone, i genitori con i propri figi, ma non riesco a sentirle veramente mie. Sembrano non appartenermi.

Vorrei capire davvero che cosa sia una famiglia, sentire di appartenere a qualcosa... a qualcuno.

Ho guardato Sam con John. Li ho osservati da lontano, studiandoli. I piccoli gesti, gli sguardi e qualcosa a cominciato a muoversi nella mia mente, qualcosa di familiare, come se l’avessi già provato.
Mi sono venuti in mente alcuni ricordi. La morbidezza delle carezze di Lars. La forza degli abbracci stretti di Winger, prima che mi arruolassi. La voce scherzosa, poi irata e poi di nuovo leggera ed amichevole di John.
Ricordo il sapore delle labbra di Beth l'ultima volta che ci siamo baciati.

Osservo l'armonica di Jacob Cox tra le mie mani e realizzo che forse non ho mai capito un cazzo. Neanche adesso.
Nella testa mi passano dei lampi, dei flashback.
Le pacche di Kayne, i silenzi studiati di Nathan, i sorrisi di Roona, le occhiate di Quinn, le chiacchierate con il Capitano Neville, le smorfie di Alan...

Nay, non ho mai capito che cos'è una famiglia perché ce l'ho avuta davanti al naso per tutto questo tempo e non me ne sono accorto. Non sono riuscito a riconoscerla come tale perché l’unica mia famiglia è stata solo mia madre.

Mi giro di nuovo verso John e lo osservo in silenzio, per un istante. Lo richiamo, più deciso.
I love you, brò.

Lui non mi risponde, probabilmente già addormentatosi da tempo e non credo che mi abbia sentito. Un sorriso nasce sulle mie labbra rimetto l'armonica sotto il cuscino, per poi addormentarmi nel giro di pochi istanti.

mercoledì 24 luglio 2013

Disappeared - Part IV

-Beh? che c'è da spiegare? Ha perso la memoria.-
-Sì, appunto. Io non ho le competen...-
-A casa succede spesso, lo sai. Soprattutto quando le ragazze ti cercano, dopo che le hai trombate la sera prima, promettendole di sposarle. Ahahahahahah.-
La risata baritonale irrompe per la cabina di Harl Jason, capitano della Deep Space. E' una risata che si ricollega a una battuta stupida, sporca, niente di esilarante a ben vedere. Ride solo lui, ride da solo, il medico rimane in silenzio davanti alla porta stagna ben sigillata.
-Dovresti farlo scendere a terra, tipo Maracay.- Il tono del medico è piatto, quasi rassegnato.
-Nay.- Una negazione diretta. Un ordine si direbbe.
-Ci sono buoni ospedali lì, magari qualche medico sa cosa fare.-
-Nay.-
-Why not?-
-Ha un debito con noi, se lo lascio a terra se ne scapperebbe via come una lippa.-
-Sai che non è il tipo.-
-Ho detto di no e la faccenda si chiude qui, Sean. E' un ordine.- Il tono del capitano si fa secco, quasi brutale. Gli occhi da rospo si assottigliano e la mano grassoccia indica la porta con movimenti scattosi. Fuori.
-Fai come vuoi.- La porta viene sbattuta con violenza, i passi nervosi rimbombano sui camminamenti metallici del Wyoming.

Harl Sean ha quattro anni in meno del fratello, 38 per l'esattezza, ma non potrebbe essere più diverso. Ha un fisico asciutto, quasi scheletrico. Il viso è sottile e allungato, il naso è leggermento storto per via di un pugno ricevuto quindici anni prima. Il primo lavoro con la Deep Space. Ha una mente acuta e reattiva, una predisposizione alla medicina, ma uno studio lacunoso. L'esperienza ha un po' fatto da pezza al fatto di essere nato su Albany, ma non abbastanza per tutto. Sa curare le ferita, il cervello è qualcosa che non ha mai toccato.

I passi lo portano in direzione della sala macchine, sicuro di trovarlo lì. Passa tutte le ore lì dentro, eccetto quelle dei pasti. Se potesse, probabilmente ci dormirebbe anche, nonostante il casino infernale del reattore.
Sa benissimo perchè suo fratello, il Capitano, non vuole farlo vedere da qualcun'altro. Ha paura che riacquisti la memoria, sì... è quello il motivo, glielo ha letto negli occhi acquosi da rospo. Da una parte riesce anche a capirlo, un meccanico così non è facile da trovare. Quel ragazzo ha qualcosa di speciale con i motori, un feeling che pochi possono vantare. Le capisce, non sa come, non sa perchè... non lo sa neanche lui, ma ci riesce. Sembra quasi che i fili elettrici e i numeri gli parlino.
Se qualcuno riuscisse a fargli riacquistare la memoria probabilmente se ne andrebbe... e questo Jason non lo vuole. Sì è vero, quel ragazzo ha un debito con loro, ma in realtà sanno entrambi che l'ha già saldato.
Ha disattivato una bomba piazzata dentro una cassa. Dio! Una bomba! Non sa chi sia il ragazzo, ma di sicuro ha ricevuto un addestramento serio per quella roba... ma lui non ricorda.
La sala macchine è lì di fronte, il rumore è forte e una figura alta e con il fisico da contadinozzo si aggira intorno ai vari display.

-Ragazzo.- Il tono del medico è basso e flebile, nonchè quasi scocciato.
-.....-
-Ragazzo.-
-.....-
-Kiddow!- L'accento di Albany che si fa imperante in quel richiamo, ora molto più forte dei precedenti.
Il giovane meccanico si gira di scatto, gli occhi azzurri un poco spalancati.
-Winger mi chiama così.- Le labbra si muovono appena, mentre un espressione spiritata viene lanciata addosso al medico. E' sempre così, ogni volta che ricorda qualcosa sembra farlo meccanicamente, come un deck.
-Chi?- il tono è di nuovo pacato, nonostante la curiosità baleni negli occhi scuri dell'uomo.
-Winger.-
-E chi è?-
-Non lo so.- Il ragazzino dai capelli scuri, fasciati con delle bende bianche, scuote la testa, per poi fare un sospiro rassegnato e tornare a guardare i valori che scorrono sul display di fronte al reattore.
-Beh, è già qualcosa. Certo, non me ne frega un cazzo farti da strizzacervelli, ma se vuoi dire qualcos'altro...- Il tono è burbero e scontroso, di chi come l'ariete, attacca prima per difendersi.
-Lars, Beth, John, Alan, Winger, Maya. Ma ricordo solo i nomi, non chi sono...-
-Esatto, continua a ripeterli così ti rimangono di più in testa.- No, non ci crede neanche lui. Mai avuto una situazione simile e non sa dove mettere le mani. Una cosa però la sa: il ragazzo ha una memoria formidabile. Sa che è strano, ma da quando si è risvegliato in avanti, quindi circa due mesi, è stato un database umano. Uno con un trauma così dovrebbe far fatica a ricordare, eppure...

-Le hai inviate le lettere Sean?- La voce del ragazzo lo strappa improvvisamente dai propri pensieri e lo costringe a riportare gli occhi scuri su quella giovane figura di fronte al display.
-Sorry?-
-Le lettere.- ripete ancora il ragazzo anche se ora il tono si fa chiaramente più incalzate, così come lo sguardo speranzoso che viene buttato addosso al medico.
-Ovviamente, easy.- La risposta arriva veloce. Mente, non ci deve pensare. E' una risposta pronta da ore, chiusa in cassetto della mente insieme ai rimorsi.
-Perfetto, thanks Sean. Magari loro sanno dirmi qualcosa in più.- risponde il ragazzo con un sorriso che si allarga sulla faccia. Maledizione, il medico lo odia quando sorride. Gli fa ricordare quanto alla fine loro, tutti loro, puntino al proprio interesse fregandosene degli altri. La cosa non l'ha mai fatto sentire in colpa, ma con quel ragazzo è diverso. Ha qualcosa di diverso.
-Certo.-
-Va tutto bene? Mi sembri distratto.-
-Eh? No, va tutto bene. E poi fatti i cazzi tuoi, non sono io quello conciato male qui!-
Un sorriso che vorrebbe essere da stronzo compare sulla faccia pallida del medico, che ancora una volta va a chiudere i rimorsi e i sentimenti dietro quella maschera di menefreghismo creata da lui stesso.
Due lettere per cercare il passato, due persone che sarebbero dovuto essere avvisate e non lo saranno mai. Lars Wolfwood e Elizabeth Moira Angela Lightwood.  Due lettere intercettate dal Capitano prima di arrivare alla stazione postale. Due rimorsi che fanno torturare il labbro inferiore del medico.
-Ti farò andare via...- il tono è un sussurro, qualcosa di proibito scappato dai pensieri.
-Cosa?- Il ragazzo si gira, lo sguardo confuso.
-Nothing.-

lunedì 13 maggio 2013

Passi indietro

Il giorno in cui gli schiavisti mi puntaro i mauler in faccia credevo fosse arrivata la fine, invece non è stato così.
Sono ancora vivo, ma non so se questo sia un bene oppure no.

Ho venduto la mia dignità per sopravvivere alla fine, per mantere fede a delle promesse. Ho firmato quel dannato foglio e sono diventato schiavo.
Ho passato giorni al Bazaar di Hall Point in mano a quel bastardo di Olson, il commerciante di schiavi che mi ha comprato.
L'unica cosa positiva è che, fortuna vuole, ho ritrovato Beth e Eithan la sopra.
Lars ci ha trovato, penso che Lucky l'abbia avvisato, ma ci ha trovato! Pensavo che sarebbe finita bene, ma non è stato proprio così.
Io sono stato venduto a Lars, Eithan ad Arch.... Beth ad Electra, la Head di Hall Point.

Non c'è fortuna o se c'è in questi mesi sta girando in un altra zona.

Ritorno a Greenfield per qualche tempo per cercare Electra e convincerla a lasciare Beth libera, ma non la trovo.
Trovo Winger e il capitano Neville però e mi sembra di tornare un poco alla normalità.
Mi chiedono di fargli un favore, di smontare una cosa. Non mi faccio problemi, finchè capisco che non è qualcosa di normale.
Winger mi benda, si scusa anche, ma dice che è per la mia sicurezza e poi scendiamo al piano sotto del The Machine. Gli chiedo se è qualcosa di illegale, lei mi dice che faccio troppe domande.
C'è un locale che non conosco, pieno di vasche e banconi. Preferisco non chiedere più e smonto.
La sera però arriva anche un altro amico di Winger, Huck e al piano di sopra arriva l'ammiraglio Wolfe, l'ho visto dalle telecamere di sicurezza.
Winger e Huck sono andati di matto ed era chiaro che ci avevo preso in pieno nel pomeriggio. Era un laboratorio per la produzione di droga! Cazzo, droga!
Pensavo che il capitano Neville e Winger ormai fossero fuori dal giro, insomma... ho litigato con le bluejacks per loro. A quanto pare mi sbagliavo però.
Alla fine di tutto però non ho fatto niente, tranne rimbrottare contro il capitano. Alla fine di tutto lui sa cosa so fare per davvero, non so neanche il perchè glielo detto, ma l'ho fatto. Forse non mi sentivo adatto a fare l'ipocrita, infondo non sono poi stato molto migliore di loro. E adesso lui lo sa.

Ho fatto a botte con una bluejacks, un tale "caporale D. Roscow" e mi hanno messo in stato di fermo.
L'ho fatto perchè lui mi ha insultato, solo perchè sull'IdN c'era scritto che ero uno schiavo. Non m'importa, mi ha insultato.
Io gli ho risposto per le rime, dandogli del idiota, era in divisa.
Mi ha detto che mi avrebbe portato alla base per offese a pubblico ufficiale, poi si è tolto la targhetta dicendo che per qualche minuto era in pausa.
Poi ha cercato di darmele.
Sinceramente non sono un sacco da prendere a pugni e ho reagito. Risultato? Naso rotto e mezza faccia in livido, ovviamente. Sono un meccanico, non un rissaiolo.
L'ammiraglio Wolfe mi ha detto che non mi sbatteva dentro giusto per lasciar correre, ma che sono solo un provocatore bello e buono, bla bla bla. Che ho brutte frequentazioni e bla bla bla...
Vada a farsi fottere anche lui. Roona ne aveva fiducia, io no.
Che diavolo dovrei fare con loro? Stendergli un tappeto rosso e lustrargli gli stivali dopo che hanno ammazzato la mia gente e distrutto il mio pianeta!?
Never.

Beth però è andata in carcere, si è voluta costitutire alla fine di tutto.
Non... non voglio parlarne. E' già complicato così.
Senza contare che lo fa per proteggere gli altri, compreso John. Io gli avrei voluto spaccare la faccia!
Ha provato a baciarla mentre non c'ero! Mio fratello!
Dio che rabbia!
Ora comunque Beth è fuori, in libertà vigilata per la buffalo country ma è di fatto libera.
Io ho accettato un lavoro, questa volta montare un laboratorio di droga su Goldera, per conto di Huck. Quello che produce è legale lì, non sarebbe sbagliato. Ma lo so, I feel it. Lo è, è sbagliato.
L'ho accettato, perchè? Non lo so neanche io, non m'importa più di tanto ad essere sincero.
Sono di nuovo a corto di soldi, o meglio... ce li ho ma quelli sono la riserva intoccabile, per le emergenze.
L'ho fatto per soldi? No in realtà.
Non lo so, sto diventando freddo... cioè indifferente, dopo la situazione degli schiavisti. Ho detto ad Huck che è qualcosa che fa male, ma.... poi ho accettato. Me ne sono fregato.
Sto tornando quello di prima? Quello che non si faceva troppi problemi? Quello che ero prima di entrare al ranch?

Electra ha assunto Beth sullo skyplex.
Ora lavorerà lì, almeno finchè non avrà riscattato la sua libertà sulla carta. Non mi piacciono le lattine volanti, proprio per niente.
Electra mi ha offerto un lavoro lì, così da poter restare con Beth. Ha detto che posso anche fare il meccanico per il Capitano Neville e Winger, senza problemi.
Ci ho riflettuto parecchio e alla fine ho accettato.
So le voci che girano sulla lattina ed Electra mi ha fatto capire che praticamente sono vere.
Mi sento sporco... sporco già da adesso, anche se non ho fatto niente per ora. Però non posso lasciare Beth in quel posto da sola, sarebbe solo peggio, anche per lei.
No, non starò separato dalla mia ragazza dopo tutto quello che è successo no.

Non so che mi stia succedendo. O meglio, lo so... ma ho paura di scoprire che è veramente così.
Sto tornando indietro, ai primi tempi dopo la guerra, dove per me non c'era nè religione nè troppa morale.
Ho paura di tornare indietro, aye. Una paura fottuta, ma non ho scelta.
Non ho mai scelta.

venerdì 28 settembre 2012

Una nuova vita a Greenfield... Possibile?

E' passata circa una settimana e mezza da quando sono arrivato a Greenfield, ma sono successe così tante cose!
Da dove iniziare... amh... ah sì!
Ho un lavoro! Ma non un lavoro... un Lavoro.
Mi hanno preso al Black Oak Ranch, prima in prova e adesso mi hanno confermato stabilmente. Non so come, ma da adesso ho un tetto sotto cui stare, cibo, un cavallo, una paga e quella che sembra una comunità molto unita.
Sono capitato durante la settimana di festa dell'Exodus Day e devo dire che non so più da quanti anni non lo festeggiavo più così, così... intensamente.
Devo molto al ranch, sono tutti gentili e disponibili con me, soprattutto Kayne e Roona Mei. Certo, non mi hanno assunto per starmene con le mani in mano. Lavoro tutto il giorno, ma è qualcosa di soddisfacente, molto più di lavorare in fabbrica.
E' bello finire la giornata e poi trovarsi tutti insieme per cenare, parlando del più e del meno, scambiarsi qualche battuta oppure fare i complimenti alla cuoca.
Dio, mi sembra di esser tornato il bambino che ero a Boros.

Ho incontrato molte persone, ma andiamo con ordine, per quanto ciò non sia il massimo per me.
Roona Mei
Beh che dire. E' simpatica, divertente e molto disponibile... ed è la donna di Kayne.
Non so come fa, ma riesce a capire sempre cosa provo. La mia capacità di dissimulare con lei non funziona molto. Mi ha accolto al Ranch e mi piace, sì!
E' proprio una brava donna.
Kayne
Dannazione, non capisco mai se mi sta prendendo per il culo o meno!
A una prima occhiata mi sembrava un completo stronzo. Di quelli sadici e con quel sorriso bastardo sul viso. Di quella gente poco raccomandabile del rim
Ma mi son dovuto ricredere. Sì è dimostrato molto gentile e disponibile con me.
Insomma, non ha modi dolci quando Roona, ma non mi tratta male... E' questo è già una cosa stranissima.
Mi ha insegnato a cavalcare e dice che prima o poi mi insegnerà a sparare anche con la pistola.
In più ho scoperto che anche a lui piacciono i motori, come a me. L'unica cosa è che lui sembra fatto per le armi, nonostante faccia l'allevatore.
L'ho visto estrarre una pistola e puntarla così velocemente che quasi non me ero accorto.
Sono contento di averlo come amico e non come nemico.
Gabriel Astrom
Una di quelle persone che riesce a farmi perdere la calma. Io non lo capisco!
Dice che bisogna giudicare la gente per ciò che è... Non per ciò che indossa.
Ma dico, una bluejack è una bluejack! E' un'assassino e un distruttore per... per... per tutto quello che han fatto, ecco!
Gabriel dice che devo ragionare con la mia testa e non per quello che mi hanno insegnato da bambino. Che dovrei guardare la persona sotto la sua divisa.
Mamma mia quanto mi fa rabbia!
Lui non sa niente di quello che ho passato io per via dei culi blu, non ne neanche la più pallida idea. Facile per lui parlare dopo che ha passato la sua vita nei pianeti ricchi. Questi 'Corer non sanno un cazzo di quello che abbiam passato noi.
Mi spiace per Gabriel, mi stava simpatico e mi ha perfino regalato un C-Pad. Ma non posso, però, far finta di non aver sentito le sue parole o dargliela vinta.
He knows nothing!

La tizia pilota. (Molly Cox)
E' una tipa un po' strana devo dire. Non è classica donnina, ma una donna che si vede che ha le palle quadre!
In più è del Rim come me e sembra avere la mia stessa idea riguardo all'Alleanza, ciò non può che farmi piacere.
Non abbiamo parlato tantissimo in realtà, ma la tizia mi piace. Cioè come persona eh! E' troppo vecchia per me, non scherziamo. Certo è un tipo un po' particolare, fuma ed ha un caratterino che è meglio non farla incazzare. Ma con me è sempre stata abbastanza brava, devo riconoscerlo.