Visualizzazione post con etichetta Beth. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beth. Mostra tutti i post

sabato 22 novembre 2014

Happy Birthday

Philip Neville 
22.11.2496 - 22.11.2516

E' questo che il meccanico s'immagina nella testa, sdraiato sopra un letto che non è il suo. Su un letto che sa di prigionia forzata e controllo costante.
Sarebbe alquanto ironico, pensa, morire il giorno del proprio compleanno.

Un ghigno amaro gli si forma sulle labbra mentre lo sguardo è puntato verso il soffitto di legno della stanza. 
Sa che qualcuno lo sta guardando, dall'altro lato delle telecamere sparse ovunque, ma lui a lui non interessa. Non nei pochi minuti prima dell'alba, dove si è appena reso di conto che ha compiuto gli anni.
Il suo cortex-pad segna la data di dieci giorni prima, ma lui sa che in realtà sono stati manomessi e che sono dieci giorni avanti.
Che oggi è il suo compleanno e che sono a passo dalla morte.
Il loro piano per scappare non è solido, non potrà esserlo mai.. ma meglio la morte al restare schiavi per tutto il resto della vita.

E' ironico, ma neanche tanto. 
In realtà è la spiegazione della sua intera vita: 

Scomparire.

Nascere e morire nello stesso giorno come se lui in realtà non fosse mai esistito, come se avesse fatto il suo giro senza disturbare nessuno.
Infondo è quello che cerca di fare da anni a questa parte. Quello per cui si è preparato a costo di soffrire: 

Sparire, sparire dalla vita e dalla mente delle persone che ama.

Ha fatto di tutto per cercare di essere assente nella loro vita, per non esser un pezzo indispensabile del loro meccanismo. 
Perchè lui è un meccanico e sa benissimo che se un pezzo non è fondamentale, si può anche togliere senza danneggiare il macchinario. 

Pensa a cosa accadrà se morirà lì da solo, senza che nessuno lo sappia... e se ne ritiene viscidamente soddisfatto.
Beth si sposerà, formerà una famiglia e andrà avanti.
John, Lars,, Nathan, il Capitano Neville, Winger e le sue sorelle saranno tristi per un poco, ma anche loro continueranno la loro vita.
Con i Dust Devils  non ha potuto scomparire, ma ha fatto in modo di trasmettere le sue conoscenze: 
Esser sostituibile.

Sa che soffriranno, ma sa anche che sono soldati. 
Sa che andranno avanti perchè i soldati continuano a marciare anche se un loro compagno cade nella polvere perchè è questa la loro vita.

Chiude gli occhi azzurri mentre si permette di lasciare andare un pensiero per suoi compagni, anche se loro non lo riceveranno mai.
Li augura di riuscire dove lui ha fallito. 
Li prega di continuare a marciare senza fermarsi. 
Li rivela che vorrebbe rivederli ancora. 
Che però spera che questo desiderio non si avveri mai perchè lui sarà all'Inferno e vorrebbe evitarglielo.

Il respiro di giovane meccanico è completamente calmo e rilassato mentre pensa che tra poco si giocherà fino a scappare o morire.
Per una volta nella sua vita sente di aver fatto tutto il possibile per proteggere coloro che ama. Per poteggerli dal dolore della perdita.

E sorride soddisfatto.

sabato 9 novembre 2013

Just one hour

 [Scritto a quattro mani dai player di Philip e John]
 
La Renshaw è completamente operativa, ed a seguito dello stoccaggio, pronta per Greenfield. La sala macchine è in perfette condizioni, ogni processo meccanico ed elettronico è stato controllato e ricontrollato, ma ancora non intendo lasciarla. E' tardi e la maggior parte dei compagni sono fuori per le poche ore di licenza prima della partenza, ma io resto a ricontrollare fino all'ultimo decimo, i valori del motore o dei sistemi vita. Non mi pesa, anzi! Il mio lavoro è una delle poche cose che mi far star bene, in cui so prendere decisioni certe, in cui conosco le conseguenze degli eventi ed in ogni azione. So quale bullone stringere, quale bocchetta aprire, quale connessione effettuare e quale circuito azionare. È il mio mondo ed all’interno di esso non regna il caos perché riesco a controllarlo.

Ho finito da un pezzo il turno e ho il permesso di tornare al campo e buttarmi in branda in ogni momento, ma so per certo che non riuscirei a dormire. Durante la strada che dallo spazioporto porta al campo sarei costretto a vedere lo sguardo di quelle centinaia di persone affamate che si raggruppano intorno ai falò. Non voglio vedere la tristezza negli occhi degli altri soldati, data dalla mancata sicurezza della guerra. Voglio stare da solo per qualche ora dando sfogo a questa paura che sento scuotermi l'anima. Fra queste pareti d’acciaio, in mezzo a questo ronzio persistente, ho la certezza delle mie azioni. E non ho paura. Non la mostro davanti agli altri perché non voglio che si preoccupino per me, non voglio che mi considerino un debole o che mi compatiscano. Non sono più un ragazzino, sono cresciuto. Ho tenuto le redini di un Ranch e mi sono arruolato per combattere una guerra in cui credo. Non sono più un ragazzino, anche se a volte … ho la stessa paura di un tempo.

Ho appena finito d'inserire la correzione di alcuni parametri del motore,confermare l’operazione chiudendo il terminale che si inserisce all’interno della colonna di comando, quando avverto una strana sensazione: un formicolio lungo il collo. Mi volto e noto gli occhi di Nami che mi osservano. Se ne sta poggiata con la spalla al bordo della pesante porta stagna, con le braccia intrecciate sotto seno da diciottenne ed un sorriso astuto sul volto, come quello che ha un gatto randagio che tiene sotto scacco un topo in un angolo. Conosco bene quella posa, è quella delle persone vispe, spigliate ed sicure di sé. Quella dei ragazzini provenienti dai bassi fondi, cresciuti a mazzate, furtarelli, raggiri e doppi giochi. Come quello che aveva John un tempo. Mi manca quel sorriso sul viso di mio fratello, diventato quasi come una macchina ora. 

La giovane pilota mi fissa con gli occhi chiari e mi trapassa come se fossi di vetro. Ha un sorriso beffardo sul viso ed non so perché ma ho la certezza mi stia fissando già da un bel po'.
Credevo di essere solo, in nave.
Ciao Phil.
Hi… Ti serve qualcosa?
Aye, effettivamente…” Si avvicina di un passo mantenendo quell’espressione astuta e divertita come se sapesse di uno scherzo che sta per accadermi, lasciandomi del tutto perplesso. Cerco di fare rapidamente mente locale mentre distolgo lo sguardo per chinarmi sul tech kit per issarlo su di un banco. Non conosco la rossa da molto tempo. Abbiamo condiviso solo una missione quando John mi chiese di tornare su Boros e fu una sorpresa sapere che si era arruolata nell'array. Non che l'abbia vista molto anche dopo ciò. La maggior parte del tempo non era mai disponibile. Ogni volta che Red era libero, lei si chiudeva in plancia con lui per apprendere il più possibile sulle rotte spaziali e quando non erano di turno nei relativi reparti, le si allenava con Sharpe o si chiudeva in camerata a leggere chissà quale libro. La persi addirittura di vista quando John, Red e Klaus furono catturati. Chiese un trasferimento in un altro battaglione, per poi tornare solo di recente. 

Okay. Amh... che ti serve Nami?” Chiedo frugando con noncuranza all’interno del tech kit “Se cerchi i file delle carte spaziali per domani, gli ho già dati ad Eivor.
Sai, stavo pensando… domani partirò e potrei non tornare più … quantomeno non viva…” Sento la sua voce improvvisamente vicina e allora alzo di scatto la testa, non avendola sentita avvicinarsi così di soppiatto. Ora capisco perché fra gli O-Aka la chiamavano “La gatta”.
Come cavolo hai fatto a..?” Lei mi guarda. Si avvicina ancora. “Cazzate comunque, tornerete tutti Abbiamo parecchio da fare.” esclamo io con un tono di voce che vorrebbe esser deciso. Infondo lo spero davvero.
...e pure tu potresti lasciarci le penne, anche se rimani qui.” aggiunge allargando un sorriso complice.
Grazie eh!” Commento ironico, accorgendomi solo ora della porta stagna richiusa alle sue spalle. La cosa non mi piace. “Hai chiuso la porta? Potrebbero aver bisogno di…
Non c’è nessuno sulla nave, sta tranquillo.” Era brava., furbamente brava. A camminare, a muoversi, a parlare. Su di lei l’accento melodico del nostro dialetto risulta parecchio affascinate, insieme ai grandi occhi nocciola. “Sei in debito con me, Phil.
What?” Domando perplesso e mi accorgo che ho ancora le mani bloccate tra gli attrezzi del tech kit. Rimango immobile a fissarla, anche se dopo un istante giro lo sguardo su un vecchio e sporco vetro, che mi rimanda indietro un me stesso con la fronte corrucciata e l'espressione stranita.

Pensavo a quella volta che mi hai rifiutata a Gokinai.
Ero impegnato.
Non lo sei più.” obbietta lei con una semplicità disarmante.
Nami d-d-evo lavorare.” Sfilo le mani e le alzo istintivamente come per difendermi e negare la situazione stessa. Intuisco al volo il motivo per cui lei è venuta in sala macchine, ma non posso assecondarla. Sarebbe sbagliato, sotto ogni punto di vista. Sento un grosso nodo al petto che mi impedisce di respirare come vorrei.
Oooh Nick! Finiscila, di fare il moccioso, non ti sto mica per pestare!” sbuffa scocciata.
Do-dovresti andare a-a d-d-dor-mire.” balbetto come un deficiente, completamente imbarazzato. Sbatto contro qualcosa. Il bancone dietro di me frena la mia tentata fuga, intrappolandomi
Un sorriso furbo compare sul suo viso mentre rallenta il passo, vedendomi bloccato tra lei e il bancone. L'aveva chiaramente studiata.
Ma io ho intenzione di andarci...” il suo tono si abbassa e diventa più roco, tanto che il respiro mi si blocca in gola per qualche istante. “... non da sola però.” precisa poco dopo, mentre mi scruta dal basso verso l'alto ed io mi sento scorrere un brivido lungo la schiena.
Not with me...
Cos'è, per caso non sono abbastanza bella?” M’incalza mentre la sua mano destra va a cominciare a slacciare i bottoni della camicetta a quadri che le copre il petto. Distolgo lo sguardo puntandolo verso il basso, cercando di sfuggire alle sue occhiate provocatrici. Il respiro mi si mozza in gola e stavolta ho il terrore che non sia per la vergogna, ma per qualcos'altro di … peggiore. Capire cosa sto provando è una reale impresa. Vergogna, eccitazione, disagio, negazione e desiderio.
"Non... non è questo Nami. I-io ho... sono ancora... nay.. cioè... è sbagliato... n..."

Non riesco a concludere la frase che Nami scatta in avanti, senza preavviso e senza freni. Se prima era calma adesso sembra aver perso quello che la teneva ferma. Prima che possa fermarla ha già le mani intorno al collo e spinge senza disagio il suo corpo contro il mio. Sorpreso cerco di allontanarla spingendola per le spalle, ma mi anticipa, andando a poggiare prepotentemente le sue labbra contro le mie, in un bacio che non sa né di carezze né di amore, solo di una chiara passione animale e istintiva. La mie mani scivolano senza controllo sui suoi fianchi stretti, accarezzandoli. Sento che sto per lasciarmi andare quindi la stringo, ma questa volta non per abbracciarla. Ci metto più forza e la sposto letteralmente di peso. 

Damn! Che cazzo ti sei in messa in mente Nami?” vorrei urlarglielo, ma mi manca il fiato per farlo e quindi ne viene fuori un mormorio strozzato. Sento caldo ed una parte di me non sembra non essere proprio d’accordo con il mio rifiuto di quella situazione, con la mia speranza di rimettermi ancora con Beth.
Lei riapre le labbra e Dio solo sa come riesce ad essere così abile ad attrarre un uomo. “Per essere un Roser, Phil… ne hai da imparare. Forse dovresti cominciare a comportarti più da Roser che da Corer.” Sibila muovendo le proprie labbra, avvinandosi ancora. 
Quanti mesi sono che non vai a letto con una ragazza, uhm?” domanda con un sorriso bastardo sul viso, mentre si alza un poco sulle punte per raggiungermi, per potermi osservare negli occhi. Sfuggo al suo sguardo, sfuggo alla sua domanda, svicolando con il capo per allontanare il suo respiro dal mio. “Da quando ti sei mollato con quella stupida rossa, right? Era ancora prima dell'inizio della guerra e tu… sai di averne voglia.” Non rispondo perché oramai il suo corpo torna vicino al mio e va a premersi addosso con una dolcezza selvatica. Sento il contatto, il suo respiro, il suo profumo ed il battito accelerato del mio cuore. Non ho il coraggio né la voglia di spostarla. 

Ti sei chiuso qui dentro perché stasera non vuoi pensare a nulla, soprattutto alla paura e ai sensi di colpa, hai?" Mi rifila un sorriso da canaglia, mentre io deglutisco a secco senza poter smentire. Ne osservo gli occhi chiari così vicini ai miei e vado a stringere le labbra. Sento il suo respiro contro la pelle e un altro brivido mi scorre lungo la schiena. 
E allora smettila di reprimere quello che provi. Sai…” anticipa mentre le sue mani scendono sui miei fianchi, avvicinandosi lentamente alla cinta dei pantaloni, sbottonandola. “Noi Roser abbiamo un detto e sono sicura che lo sai: I'm a roser and I will do everything to survive.” Sfila lentamente la cinghia. “For just one hour, let it free, Philip.” Conclude infine prima di tornare ad appropriarsi prepotentemente delle mie labbra, mentre le sue mani ora slacciando i pantaloni, lasciandomi la liberà della sua camicetta, che viene aperta con un gesto secco.

Nami mi salta letteralmente addosso dando inizio alla passione, cingendomi il viso con le mani, ed il corpo con le gambe. Per questa ora non penserò alla guerra e neanche al fatto che probabilmente morirò sotto uno dei ponti. Non penserò a quello che non sono riuscito a fare e alle promesse che non riesco a mantenere. Almeno per un ora sarò tagliato fuori, con i sensi offuscati dalla passione. Non è amore, no... è solo... voglia... di sentirmi bene per un po'.
Per una volta mi comporterò da Roser, per una volta sarò libero come i bimbi smarriti di Gokinai, per una volta, farò quello che voglio per sopravvivere. So che non saprò darmi pace per questo sbaglio madornale, so che rimpiangerò questa cosa che non andava fatta.
Tra un ora.

Nami - 2496 - Boros 

martedì 20 agosto 2013

Family

Sdraiato sul letto di John il mio sguardo spazia per il soffitto della cabina. La luce notturna nell’angolo produce ombre distorte ma fisse sul soffitto. Giro la testa verso di lui, sdraiato sul letto di Sam. Mi da le spalle, pare stia dormendo.
Dovrei odiarlo, per quello che mi ha fatto… portarmi via Beth, ma non ci riesco. Non adesso. Non così.
Mi ritrovo in mano l'armonica di Jacob Cox, il padre di Winger. La rigiro tra le mani, con attenzione, temendo di farla cadere.
Riporto lo sguardo sulla sua schiena di John.
Il ricordo dell’ultima conversazione mi attraverso la mente.  

He’s broken.

 Provo a chiamarlo, a bassa voce, come preso da un pensiero. Mugugna qualcosa, non sta dormendo.
Apro la bocca un paio di volte, ma non esce niente ed infine lascio che si rimetta a dormire.
Sono stati giorni tremendi, estenuanti, sfiancanti. Ogni volta che mi giro trovo qualcosa che non riesco a capire del tutto e quello accaduto a John, a Sam… La sua famiglia, è qualcosa che mi sta tormentando.
Il rapporto padre e figlio una relazione che mi ha sempre lasciato in silenzio, senza parole, come se fossi fuori luogo in un contesto simile. Come se fosse sbagliato.
Non sarebbe giusto dire che non ho mai avuto famiglia, nay.
Io ricordo mia madre, anche se ero piccolo. Ricordo le sue mani che si avvicinavano al mio viso per lasciarci una carezza ma non riesco a ricordare la freschezza della sua pelle. Ricordo quando, prima di uscire di casa, mi stringeva forte in un abbraccio anche se non ricordo il calore della sua stretta. Ricordo che mi sollevava il mento con un dito e mi diceva di tenerla alta, di essere fiero, il tono della sua voce è però perso nei ricordi. Ricordo il bacio che mi lasciava sulla fronte, prima di girarmi e farmi andare da solo al monastero e mi maledico per aver dimenticato la morbidezza delle sue labbra. Mi resta solo questo. Vaghi ricordi, vaghi sentori, tutto pare offuscato in una fumosa coltre. So che è esistita, ma quelle piccole cose la rendevano reale stanno scemando ogni giorno che passa. Non è l'immagine, il ricordo che si affievolisce, ma i sentimenti legati a quel ricordo.
 God, how I feel something? 

Mia madre era una donna forte, di quelle che hanno il coraggio di camminare dritte in mezzo alla folla del mercato, anche se la gente la schivava disprezzandola. Col suo portamento sembrava essere in grado di aprire volontariamente quel varco tra la gente ipocrita di Desert river. Affrontava a testa alta ogni aspetto della vita, non ribatteva mai, e lottava ogni santo giorno. Anche quando al mercato aumentavano i prezzi, per quelle come lei. Anche se non le volevano vendere i propri prodotti, accampando scuse ridicole.

Anche per me non fu facile. I bambini sanno essere cattivi, sanno essere spregevoli e crudeli più degli adulti. Mi additavano, mi allontanavano, mi schernivano ed insultavano. Ancora ad oggi l’odio mi scorre nelle vene al solo ricordo. Insultavano mia madre, le davano della puttana. Mi cacciavano come un ratto, perché ero un Windson. Un figlio del vento, un bastardo nato da un padre che non ha voluto riconoscermi come figlio. E non serviva a nulla negare la cosa. Negare la verità. Sono un figlio bastardo, che ha come padre un vigliacco stupratore.
Sento ancora le loro voci in testa. Sono passati dodici anni e li sento ancora se mi concentro. Non li voglio ricordare.

Lei non è mai stata una puttana. Quel bastardo la minacciava di bruciarle la fattoria dei genitori, di ucciderli. Era uno della classe benestante di Desert river, di quelli che godono nel sottomettere gli altri, i più deboli. Ha fatto così anche con mia madre, l'ha presa con la forza, costringendola a diventare una concubina. La tenne per un po' e poi l'ha gettata via come uno straccio vecchio, da suoi. Come se fosse una normale consuetudine, perché funzionava così, se non fosse che mia madre restò incinta di me.

Everyone knew that, but nobody helped her.

In questo caso si facevano due cose a Desert river. O si chiamava una levatrice per l’aborto, oppure se eri religiosa, partorivi ed affidavi il piccolo ad un orfanotrofio Nikolista. La cosa si chiudeva così, in un collettivo silenzio, come se non fosse mai successo.
Mia madre fece una cosa che andava contro le silenziose consuetudini. Decise di tenermi con sé e andò da quel Bastardo per chiedergli di assumersi le sue responsabilità. ma lui le sparò addosso per farla allontanare.
Da quel giorno, da quel rifiuto le cose per lei crollarono. I suoi genitori la cacciarono di casa per la vergogna che provarono nell’avere una donna disonorata convinta a mantenere il frutto del peccato. Gli abitanti la evitavano come la peste perché aveva in grembo un Windson, un figlio del vento, uno senza padre, senza discendenza. E su Boros, quando hai questo cognome, significa che non hai diritto agli Antenati. Non appartieni a nessuna dinastia. Vuol dire che sei ripudiato, da entrambe le famiglie.
Aye, già... le famiglie. Sempre il solito punto.

La mia famiglia era mia madre, nessun'altro. È morta che avevo undici anni, sotto le bombe lanciate dalle blujacks. Con lei è morta la mia famiglia.
Troppo poco tempo per capire veramente cosa fosse ma abbastanza per capirne l'importanza, dopo averla persa.
Sono passati anni, ma mi sento continuamente in un limbo. Capisco alcune cose di questo legame che unisce le persone, i genitori con i propri figi, ma non riesco a sentirle veramente mie. Sembrano non appartenermi.

Vorrei capire davvero che cosa sia una famiglia, sentire di appartenere a qualcosa... a qualcuno.

Ho guardato Sam con John. Li ho osservati da lontano, studiandoli. I piccoli gesti, gli sguardi e qualcosa a cominciato a muoversi nella mia mente, qualcosa di familiare, come se l’avessi già provato.
Mi sono venuti in mente alcuni ricordi. La morbidezza delle carezze di Lars. La forza degli abbracci stretti di Winger, prima che mi arruolassi. La voce scherzosa, poi irata e poi di nuovo leggera ed amichevole di John.
Ricordo il sapore delle labbra di Beth l'ultima volta che ci siamo baciati.

Osservo l'armonica di Jacob Cox tra le mie mani e realizzo che forse non ho mai capito un cazzo. Neanche adesso.
Nella testa mi passano dei lampi, dei flashback.
Le pacche di Kayne, i silenzi studiati di Nathan, i sorrisi di Roona, le occhiate di Quinn, le chiacchierate con il Capitano Neville, le smorfie di Alan...

Nay, non ho mai capito che cos'è una famiglia perché ce l'ho avuta davanti al naso per tutto questo tempo e non me ne sono accorto. Non sono riuscito a riconoscerla come tale perché l’unica mia famiglia è stata solo mia madre.

Mi giro di nuovo verso John e lo osservo in silenzio, per un istante. Lo richiamo, più deciso.
I love you, brò.

Lui non mi risponde, probabilmente già addormentatosi da tempo e non credo che mi abbia sentito. Un sorriso nasce sulle mie labbra rimetto l'armonica sotto il cuscino, per poi addormentarmi nel giro di pochi istanti.

venerdì 2 agosto 2013

What have you done?


[Una canzone che racchiude i pensieri attuali di Philip su John e Beth]


mercoledì 24 luglio 2013

Disappeared - Part IV

-Beh? che c'è da spiegare? Ha perso la memoria.-
-Sì, appunto. Io non ho le competen...-
-A casa succede spesso, lo sai. Soprattutto quando le ragazze ti cercano, dopo che le hai trombate la sera prima, promettendole di sposarle. Ahahahahahah.-
La risata baritonale irrompe per la cabina di Harl Jason, capitano della Deep Space. E' una risata che si ricollega a una battuta stupida, sporca, niente di esilarante a ben vedere. Ride solo lui, ride da solo, il medico rimane in silenzio davanti alla porta stagna ben sigillata.
-Dovresti farlo scendere a terra, tipo Maracay.- Il tono del medico è piatto, quasi rassegnato.
-Nay.- Una negazione diretta. Un ordine si direbbe.
-Ci sono buoni ospedali lì, magari qualche medico sa cosa fare.-
-Nay.-
-Why not?-
-Ha un debito con noi, se lo lascio a terra se ne scapperebbe via come una lippa.-
-Sai che non è il tipo.-
-Ho detto di no e la faccenda si chiude qui, Sean. E' un ordine.- Il tono del capitano si fa secco, quasi brutale. Gli occhi da rospo si assottigliano e la mano grassoccia indica la porta con movimenti scattosi. Fuori.
-Fai come vuoi.- La porta viene sbattuta con violenza, i passi nervosi rimbombano sui camminamenti metallici del Wyoming.

Harl Sean ha quattro anni in meno del fratello, 38 per l'esattezza, ma non potrebbe essere più diverso. Ha un fisico asciutto, quasi scheletrico. Il viso è sottile e allungato, il naso è leggermento storto per via di un pugno ricevuto quindici anni prima. Il primo lavoro con la Deep Space. Ha una mente acuta e reattiva, una predisposizione alla medicina, ma uno studio lacunoso. L'esperienza ha un po' fatto da pezza al fatto di essere nato su Albany, ma non abbastanza per tutto. Sa curare le ferita, il cervello è qualcosa che non ha mai toccato.

I passi lo portano in direzione della sala macchine, sicuro di trovarlo lì. Passa tutte le ore lì dentro, eccetto quelle dei pasti. Se potesse, probabilmente ci dormirebbe anche, nonostante il casino infernale del reattore.
Sa benissimo perchè suo fratello, il Capitano, non vuole farlo vedere da qualcun'altro. Ha paura che riacquisti la memoria, sì... è quello il motivo, glielo ha letto negli occhi acquosi da rospo. Da una parte riesce anche a capirlo, un meccanico così non è facile da trovare. Quel ragazzo ha qualcosa di speciale con i motori, un feeling che pochi possono vantare. Le capisce, non sa come, non sa perchè... non lo sa neanche lui, ma ci riesce. Sembra quasi che i fili elettrici e i numeri gli parlino.
Se qualcuno riuscisse a fargli riacquistare la memoria probabilmente se ne andrebbe... e questo Jason non lo vuole. Sì è vero, quel ragazzo ha un debito con loro, ma in realtà sanno entrambi che l'ha già saldato.
Ha disattivato una bomba piazzata dentro una cassa. Dio! Una bomba! Non sa chi sia il ragazzo, ma di sicuro ha ricevuto un addestramento serio per quella roba... ma lui non ricorda.
La sala macchine è lì di fronte, il rumore è forte e una figura alta e con il fisico da contadinozzo si aggira intorno ai vari display.

-Ragazzo.- Il tono del medico è basso e flebile, nonchè quasi scocciato.
-.....-
-Ragazzo.-
-.....-
-Kiddow!- L'accento di Albany che si fa imperante in quel richiamo, ora molto più forte dei precedenti.
Il giovane meccanico si gira di scatto, gli occhi azzurri un poco spalancati.
-Winger mi chiama così.- Le labbra si muovono appena, mentre un espressione spiritata viene lanciata addosso al medico. E' sempre così, ogni volta che ricorda qualcosa sembra farlo meccanicamente, come un deck.
-Chi?- il tono è di nuovo pacato, nonostante la curiosità baleni negli occhi scuri dell'uomo.
-Winger.-
-E chi è?-
-Non lo so.- Il ragazzino dai capelli scuri, fasciati con delle bende bianche, scuote la testa, per poi fare un sospiro rassegnato e tornare a guardare i valori che scorrono sul display di fronte al reattore.
-Beh, è già qualcosa. Certo, non me ne frega un cazzo farti da strizzacervelli, ma se vuoi dire qualcos'altro...- Il tono è burbero e scontroso, di chi come l'ariete, attacca prima per difendersi.
-Lars, Beth, John, Alan, Winger, Maya. Ma ricordo solo i nomi, non chi sono...-
-Esatto, continua a ripeterli così ti rimangono di più in testa.- No, non ci crede neanche lui. Mai avuto una situazione simile e non sa dove mettere le mani. Una cosa però la sa: il ragazzo ha una memoria formidabile. Sa che è strano, ma da quando si è risvegliato in avanti, quindi circa due mesi, è stato un database umano. Uno con un trauma così dovrebbe far fatica a ricordare, eppure...

-Le hai inviate le lettere Sean?- La voce del ragazzo lo strappa improvvisamente dai propri pensieri e lo costringe a riportare gli occhi scuri su quella giovane figura di fronte al display.
-Sorry?-
-Le lettere.- ripete ancora il ragazzo anche se ora il tono si fa chiaramente più incalzate, così come lo sguardo speranzoso che viene buttato addosso al medico.
-Ovviamente, easy.- La risposta arriva veloce. Mente, non ci deve pensare. E' una risposta pronta da ore, chiusa in cassetto della mente insieme ai rimorsi.
-Perfetto, thanks Sean. Magari loro sanno dirmi qualcosa in più.- risponde il ragazzo con un sorriso che si allarga sulla faccia. Maledizione, il medico lo odia quando sorride. Gli fa ricordare quanto alla fine loro, tutti loro, puntino al proprio interesse fregandosene degli altri. La cosa non l'ha mai fatto sentire in colpa, ma con quel ragazzo è diverso. Ha qualcosa di diverso.
-Certo.-
-Va tutto bene? Mi sembri distratto.-
-Eh? No, va tutto bene. E poi fatti i cazzi tuoi, non sono io quello conciato male qui!-
Un sorriso che vorrebbe essere da stronzo compare sulla faccia pallida del medico, che ancora una volta va a chiudere i rimorsi e i sentimenti dietro quella maschera di menefreghismo creata da lui stesso.
Due lettere per cercare il passato, due persone che sarebbero dovuto essere avvisate e non lo saranno mai. Lars Wolfwood e Elizabeth Moira Angela Lightwood.  Due lettere intercettate dal Capitano prima di arrivare alla stazione postale. Due rimorsi che fanno torturare il labbro inferiore del medico.
-Ti farò andare via...- il tono è un sussurro, qualcosa di proibito scappato dai pensieri.
-Cosa?- Il ragazzo si gira, lo sguardo confuso.
-Nothing.-

lunedì 13 maggio 2013

Passi indietro

Il giorno in cui gli schiavisti mi puntaro i mauler in faccia credevo fosse arrivata la fine, invece non è stato così.
Sono ancora vivo, ma non so se questo sia un bene oppure no.

Ho venduto la mia dignità per sopravvivere alla fine, per mantere fede a delle promesse. Ho firmato quel dannato foglio e sono diventato schiavo.
Ho passato giorni al Bazaar di Hall Point in mano a quel bastardo di Olson, il commerciante di schiavi che mi ha comprato.
L'unica cosa positiva è che, fortuna vuole, ho ritrovato Beth e Eithan la sopra.
Lars ci ha trovato, penso che Lucky l'abbia avvisato, ma ci ha trovato! Pensavo che sarebbe finita bene, ma non è stato proprio così.
Io sono stato venduto a Lars, Eithan ad Arch.... Beth ad Electra, la Head di Hall Point.

Non c'è fortuna o se c'è in questi mesi sta girando in un altra zona.

Ritorno a Greenfield per qualche tempo per cercare Electra e convincerla a lasciare Beth libera, ma non la trovo.
Trovo Winger e il capitano Neville però e mi sembra di tornare un poco alla normalità.
Mi chiedono di fargli un favore, di smontare una cosa. Non mi faccio problemi, finchè capisco che non è qualcosa di normale.
Winger mi benda, si scusa anche, ma dice che è per la mia sicurezza e poi scendiamo al piano sotto del The Machine. Gli chiedo se è qualcosa di illegale, lei mi dice che faccio troppe domande.
C'è un locale che non conosco, pieno di vasche e banconi. Preferisco non chiedere più e smonto.
La sera però arriva anche un altro amico di Winger, Huck e al piano di sopra arriva l'ammiraglio Wolfe, l'ho visto dalle telecamere di sicurezza.
Winger e Huck sono andati di matto ed era chiaro che ci avevo preso in pieno nel pomeriggio. Era un laboratorio per la produzione di droga! Cazzo, droga!
Pensavo che il capitano Neville e Winger ormai fossero fuori dal giro, insomma... ho litigato con le bluejacks per loro. A quanto pare mi sbagliavo però.
Alla fine di tutto però non ho fatto niente, tranne rimbrottare contro il capitano. Alla fine di tutto lui sa cosa so fare per davvero, non so neanche il perchè glielo detto, ma l'ho fatto. Forse non mi sentivo adatto a fare l'ipocrita, infondo non sono poi stato molto migliore di loro. E adesso lui lo sa.

Ho fatto a botte con una bluejacks, un tale "caporale D. Roscow" e mi hanno messo in stato di fermo.
L'ho fatto perchè lui mi ha insultato, solo perchè sull'IdN c'era scritto che ero uno schiavo. Non m'importa, mi ha insultato.
Io gli ho risposto per le rime, dandogli del idiota, era in divisa.
Mi ha detto che mi avrebbe portato alla base per offese a pubblico ufficiale, poi si è tolto la targhetta dicendo che per qualche minuto era in pausa.
Poi ha cercato di darmele.
Sinceramente non sono un sacco da prendere a pugni e ho reagito. Risultato? Naso rotto e mezza faccia in livido, ovviamente. Sono un meccanico, non un rissaiolo.
L'ammiraglio Wolfe mi ha detto che non mi sbatteva dentro giusto per lasciar correre, ma che sono solo un provocatore bello e buono, bla bla bla. Che ho brutte frequentazioni e bla bla bla...
Vada a farsi fottere anche lui. Roona ne aveva fiducia, io no.
Che diavolo dovrei fare con loro? Stendergli un tappeto rosso e lustrargli gli stivali dopo che hanno ammazzato la mia gente e distrutto il mio pianeta!?
Never.

Beth però è andata in carcere, si è voluta costitutire alla fine di tutto.
Non... non voglio parlarne. E' già complicato così.
Senza contare che lo fa per proteggere gli altri, compreso John. Io gli avrei voluto spaccare la faccia!
Ha provato a baciarla mentre non c'ero! Mio fratello!
Dio che rabbia!
Ora comunque Beth è fuori, in libertà vigilata per la buffalo country ma è di fatto libera.
Io ho accettato un lavoro, questa volta montare un laboratorio di droga su Goldera, per conto di Huck. Quello che produce è legale lì, non sarebbe sbagliato. Ma lo so, I feel it. Lo è, è sbagliato.
L'ho accettato, perchè? Non lo so neanche io, non m'importa più di tanto ad essere sincero.
Sono di nuovo a corto di soldi, o meglio... ce li ho ma quelli sono la riserva intoccabile, per le emergenze.
L'ho fatto per soldi? No in realtà.
Non lo so, sto diventando freddo... cioè indifferente, dopo la situazione degli schiavisti. Ho detto ad Huck che è qualcosa che fa male, ma.... poi ho accettato. Me ne sono fregato.
Sto tornando quello di prima? Quello che non si faceva troppi problemi? Quello che ero prima di entrare al ranch?

Electra ha assunto Beth sullo skyplex.
Ora lavorerà lì, almeno finchè non avrà riscattato la sua libertà sulla carta. Non mi piacciono le lattine volanti, proprio per niente.
Electra mi ha offerto un lavoro lì, così da poter restare con Beth. Ha detto che posso anche fare il meccanico per il Capitano Neville e Winger, senza problemi.
Ci ho riflettuto parecchio e alla fine ho accettato.
So le voci che girano sulla lattina ed Electra mi ha fatto capire che praticamente sono vere.
Mi sento sporco... sporco già da adesso, anche se non ho fatto niente per ora. Però non posso lasciare Beth in quel posto da sola, sarebbe solo peggio, anche per lei.
No, non starò separato dalla mia ragazza dopo tutto quello che è successo no.

Non so che mi stia succedendo. O meglio, lo so... ma ho paura di scoprire che è veramente così.
Sto tornando indietro, ai primi tempi dopo la guerra, dove per me non c'era nè religione nè troppa morale.
Ho paura di tornare indietro, aye. Una paura fottuta, ma non ho scelta.
Non ho mai scelta.

mercoledì 10 aprile 2013

The end of way

Schiavisti.

L'unica cosa che mi rimbomba in testa, schiavisti.
Sono, siamo, in mano a degli schiavisti.
Ci hanno catturato, me, Eithan e Beth. Beth è ferita, sta male.

Ci hanno chiesto di firmare un contratto a norma di legge, per diventare schiavi e rinunciare alla nostra libertà.
Eithan e Beth l'hanno firmato, io no.
Non voglio diventare uno schiavo per tutta la mia vita, non voglio.

Ho detto a Beth che andrà tutto bene, che resterò vivo ma... credo di averle mentito.
Siamo un quattro che abbiamo rifiutato, non siamo abbastanza convenienti per esser venduti illegalmente.
Le ho detto che sarebbe andata bene, che però non potevo chinare la testa.
Credo che ora non andrà bene, credo che oramai i miei binari del treno si siano fermati, credo che non potrò andare avanti.

Sono cresciuto con l'idea che avrei potuto morire da un momento all'altro. Avevo dieci anni quando è iniziata la guerra e ci ho messo due mesi a capire che probabilmente sarei morto sotto a una bomba, all'attacco successivo.
Non è successo, ora sono passati otto anni e sono ancora vivo.
Già, vivo per quanto?
Probabilmente qualche manciata di ore, non di più.

Ho mentito a Beth, le ho detto che sarei tornato. Temo che non manterrò la promessa.
La nave sta atterrando, sento le vibrazioni. Per quanto le sentirò ancora?
Ho fatto la cosa sbagliata a non firmare? Avrei potuto piegarmi, almeno per il momento?
Forse, forse avrei potuto, ma non volevo.
Sono stato idiota? Probabilmente.
Sento di aver sbagliato? No.

Ho fatto una promessa, ma stavolta temo di non poterla mantenere.
La cosa positiva e che siamo su un fottuto pianeta del rim, nessuno saprà che sono morto.
Beth non lo saprà e andrà avanti per la sua strada.
Il 'Verse va sempre avanti, non si ferma per una singola vita.

Ho paura di morire? Un po', non ho ancora scontato i miei peccati.
L'unica cosa è che forse rivedrò le persone a cui ho voluto bene, forse.

La nave è atterrata. L'ora sta per scoccare.
Dio abbi pietà della mia anima.

giovedì 4 aprile 2013

Nightmares

 Greenfield – Veranda Black Oak Ranch

- Stai scegliendo Rooster al posto di Myar e Rekla.-

- Non lo farò Beth. Secondo te perchè mi è così difficile inviare questo dannato messaggio ah!?-

- Philip... Io... Mi dispiace. Se vuoi posso farlo io -

- Non cambierebbe Beth. Se non è oggi, sarà domani o dopo. Se non è Jack, saranno altri. Il problema rimane... e sono io.-

- Decidi cosa vuoi da questo posto Philip. Ma lo sai pure te che Rekla e Myar ti hanno sempre sostenuto e protetto la tua posizione, anche se molti ti hanno guardato male. Vuoi tradire tutto quello che Roona e Kayne hanno cercato di fare?-

 

John: - Ti nascondi sempre fin troppo, chini la testa, di copri con coperte e capelli enormi.... stai reprimendo quello che sei.  Phil che stai facendo? -

Bullfinch – Terreni Mason

- Hai già qualche idea su come potremmo convincerli a starsene buoni? -

- Nay Nathan. Più che altro... io li capisco, cioè... io sono tornato a Boros per sostenere una cosa simile. Come faccio a dirgli che è giusto che allunghiamo le mani sui terreni che sono di diritto degli abitanti del pianeta? -

- Lo so Philip, li capisco anch'io e non devi dirgli che è giusto, perché no, non lo è. Ma la cosa può avere i suoi lati positivi per tutti -

 - ... -

- Ti stai comportando bene Phil, vedrai che risolveremo anche questa. -

- Non so se resterò ancora al ranch, dopo che avremo risolto. Non mi fraintendere. Mi piace il ranch, mi piace il mio lavoro e mi piace la mia vita, ma... mi sento soffocare da quando Mason mi ha messo a capo di tutto... -

- Potresti sempre limitarti ha lasciare l'incarico, nessuno te ne farebbe una colpa, sarebbe un gesto comprensibile. -

- Ma mi sono accorto di esser cambiato, che il ranch mi sta cambiando. E non so se mi piace... -

- … -

- Prima di arrivare al ranch beh... ero... molto convinto delle miei idee. Ora mi ritrovo a dover correre dietro a blues e mandare giù bile e rospi senza fiatare. Mentre la gente come ero io. La gente come me, con le miei idee, pensa che gli lecchi il culo. -

Bullfinch – Tenuta coloniale
- Andiamocene. Nello spazio… Come ha detto John. -
- Come ha detto John? Perché che ha detto John? -
- Che.. eri felice su Boros.. che eri appagato. -
- Non ero felice su Boros, né appagato. Perché non puoi esserlo quando fai quelle cose, ma ero convinto di star facendo la cosa giusta. Ne sono convinto anche ora. La head di Hall Point, mi ha detto che le scelte non sono giuste o sbagliate. L'importate è farle con la convinzione di star facendo giusto e la motivazione per cui lo fai. Ho provato a chiedermi quali erano le motivazioni che mi spingono ora... -
- E cosa hai capito? –
- Ho capito che non ne ho. Perché voglio convincere i bullfinchiani ad accettare Mason? A permettergli di accaparrarsi risorse che appartengono solo a questa terra e ai suoi abitati? La riposta è che non c'è un motivo. Non sono convinto che è giusto. Non sono convinto che Mason abbia ragione. Sono convinto del contrario. Non posso fare qualcosa contraria a quello che penso. Non sarebbe giusto né per loro né per me. Che razza di uomo sarei? -
-Un uomo che non amerei. Prendi la tua decisione Phil.-

Greenfield – Stazione Oak Town
- Wait. Hai detto, lasciare... ma nel senso di partire, vero? -
- Andare, Winger. Nel senso che quando avrò sistemato le ultime cose mi licenzio. -
- Are you sure? Sai che se mai avessi bisogno... -
- Aye. Non riesco a fare il capo. Mi sento soffocare da quando ho l'incarico. -
- Capisco la sensazione, sì.-
- Well. Sono stufo di dover correre dietro ai blues facendo buon viso e cattivo gioco e anche di sentirmi dire che sto diventando come loro. –
- Non potresti mai essere come loro, Phil... sei migliore. Anche se rompi le palle con la storia delle sigarette e del bere... -

Monkey Wrench – Rotta per Tauron – Out rim
- Cosa ha fatto di preciso? Ha sparato a qualcuno? Per quanto mi riguarda potrebbe anche aver fatto la cosa giusta... –
- Se la conosco abbastanza bene... Si sarà trovata in mezzo alla sparatoria e gli avrà aiutati a fuggire. Lei conosce uno dei ricercati e mio fratello. Probabilmente qualcuno sarà ferito e non riusciranno a muoversi troppo. Conoscendola, potrebbe decidere di costituirsi per guardare tempo per gli altri tre, in modo da farli fuggire dal pianeta. –
- Quella di costituirsi potrebbe essere una buona idea, non tanto per lei quanto per... gli altri Inoltre non ha molta scelta, o inizia una vita da ricercata o si costituisce... dovrebbe cavarsela con poco, sempre se non ha aperto il fuoco contro i militi... in quel caso la cosa è più complicata. –
- Domanda: Che diamine dovremmo fare noi come ranch, nel caso in cui Beth dovesse davvero essere braccata dai culi blu? –

- … -
- … -
- Niente. -
- Senti Philip non guardare me io non indosso più la divisa sono una tua sottoposta quindi non parlarmi come se parlassi all'alleata va bene Invece volete scappare e vivere alla giornata ogni giorno in un pianeta diverso? –

- Niente? Phil. Non possiamo abbandonarla. E tu non puoi abbandonare noi. Quindi le cose sono due: o nessuno fa niente di niente, ipotesi che vedo altamente improbabile, oppure ci muoviamo tutti insieme. Senza contare che diversi tra noi hanno le più varie competenze. Myar era una di loro e li conosce bene. Io posso trovarti una o più rotte sicure e... Ho i miei agganci. E lui di certo sa dove colpire quei bastardi.
- Non sto parlando all'alleata Myar, altrimenti non ti parlerei neanche. Che ne sai tu di cosa vuol dire vivere braccati? Comunque no, vorrei evitarlo il più possibile. Il ranch non s'intrometterà in queste faccende. Non metterò nei guai ognuno di voi. -
- Mi stai parlando proprio come se la indossassi quella divisa! -
- Ti sto parlando come capo:  Ti sto dando un ordine, non fare nulla! La stessa cosa vale per voi Zakhar. Io... So che volete aiutare Beth, ma... stavolta non potete aiutarci.-
- Myar... Cazzo. Perfetto. Ci manca anche lei che sbotta. L'ultima cosa che ci vuole è che ci mettiamo a litigare tra di noi. No, Phil, tu non metti in pericolo noi. Siamo noi che veniamo a darti volontariamente una mano. E in ogni caso, o questa decisione la sistemiamo tutti insieme, o potrebbe essere un durissimo colpo per le terre di Mason.  Il cambio alla guida del ranch è arrivato solo pochi mesi fa. Direi che non è il caso di trovare un nuovo boss così presto, no?! -
- Zak... avreste dovuto lo stesso. -
- No. Non avremmo né dovuto né dovremo. - 


Tauron – Saloon Kingstone
- La Monkey dovrebbe venirci a riprendere tra qualche giorno. Quando sarete là... se la situazione non si è ancora chiarita, occupatevi della fiera. -
- Qualche giorno. Okay, dovrebbero bastare direi no? Occupatevi? E tu nel frattempo che fai, giochi a dama con le galline? -
- Non credo resterò il vostro capo ancora per molto. -
- Che?! -  
- Spero starai scherzando ragazzino! E che ti vorresti mettere a fare? -
- Non sto scherzando. Comunque finisca questa storia, lascerò il ranch. -
- Vuoi mollare il Ranch?!  Cos'è questa stronzata? -
- Lo avevo capito sai? dai discorsi, dalle parole. Alan chiudi quella boccaccia!
- Non fare il bambino. Non sei più un lavoratore. Sei il capo e da tale devi comportarti Io posso andarmene, ora che avete un nuovo medico e ho messo da parte qualche soldo. Ma tu servi al ranch. E su questo non ci piove! -
- E chi ti dice che io voglia ancora fare il capo, umh? Io non servo al ranch, al ranch serve un capo. -
- Perchè, Cristo, Perchè?! Tu SEI il capo! -
- Tu sei il capo, anche se adesso ti stai comportando come una inutile pezza da culo.-
- Alan, sta zitto!-
- Zakh, non posso più fare il vostro capo. Io sono il primo a non rispettare le regole e le direttive del ranch. «  Mi sento schiacciato Zak. Mi si chiede di fare delle cose con cui io non sono d'accordo e mai lo sarò. Non posso fare l'ipocrita solo perché qualcuno vuole che lo faccia. In più... Beth non... non si costituirà. -
- Cosa!? -
- In più, se tornassi a Greenfield e ci restassi, avrei le bluejacks attaccate al culo per cercare di scoprire qualcosa su Beth, anche pedinandomi. Adesso non hanno uno straccio d'appiglio su cui aggrapparsi. Non starò lontano dalla mia donna. -



Skyplex Duankou - Bazaar
- Tu hai deciso cosa fare? Scenderai a Greenfield con noi? O rimarrai sulla Monkey? -
- Nay Nath non scenderò a greenfield. Non so neanche se continuerò il viaggio verso Greenfield... -

- Ti serve qualcosa? Soldi, armi... Qualunque cosa... -
- … -
- Andra tutto bene Phil. -
- … -
- … -
- Scus... Ma…mamma diceva: "Solo una lacrima. Solo una, ma che.. che sia buona" -
- Ottima frase. -
- Dillo tu agli altri, non la prenderanno bene. Soprattutto Myar, Zak e Alan. -
- Lo farò. -
- Io non capisco... era semplice per me cambiare posti e andarmene, ma stavolta è difficile.
- … -
- 'Fanculo. Devo andare Nath. -
- Fa buon viaggio Phil -


- Non puoi venire con me a Safe, è pericoloso Lars! -
- Smettetela di trattarmi come una donnicciola incapace! Ci verrò. -
- Lars, ma… -
- … -
- Fai come vuoi. -
- Quando arriva il contrabbandiere. Intanto dobbiamo trovare gli abiti adatti al bazaar. Non voglio farmi impallinare appena arrivato. -

 Safeport - Cabina Badass
Apre lentamente gli occhi, il cervello ancora impastato dal sonno e dalla poca lucidità.
L’ambiente è quello di una cabina, ma non è la Monkey.
La ragazza affianco a sé è Beth, ma non sono al ranch.
Il poncho appeso e il suo, ma manca il sombrero, sostituito da un Cap.
Non erano fottuti sogni, solo ricordi di una vita oramai definitivamente alle spalle e una nuova che non avrebbe voluto affrontare.

sabato 29 dicembre 2012

Red


Sotto la neve tutto tace
Vi è solo una luce di pace.
Natale e l'anno quasi finisce.
A Natale tutto gioisce.
Come la stella rossa che fiorisce.


E' una cazzata!
Morti, morti, morti! E' un Natale in cui la neve è tinta di rosso sangue.

Rosso, rosso come i capelli di Beth e di quella puttana del bordello.
Beth... beth mi sta distruggendo. Sta distruggendo tutte le mie difese ad una ad una.
Sa di mio padre e della mutazione genetica. Gliel'ho dovuto dire...
Lei sembra averla presa bene, ma io sono un Mostro, che lei voglia ammetterlo o meno.
Vorrei andarmene dal ranch, ma non ce la faccio. Lei è mia e io sono legato a doppio filo, in tutti i sensi.

Ho scoperto che anche Kayne e Quinn hanno un genetic. Dio! Non me l'aspettavo proprio!
Non ho avuto comunque il coraggio di dirgli che anche io ce l'ho. No, quello mi è mancato.
Un altro punto fondamentale è Lars.
Non so cosa stia diventando il nostro rapporto, ma so solo che si sta intensificando.
Gli voglio bene e... e lui sa praticamente quasi tutta la mia vita. Anche, anche il fatto che facevo il sabotatore.
Quello non lo sa nessuno e nessuno lo deve mai sapere...

domenica 9 dicembre 2012

Everything changes

-Come stai? Come va con il tuo... problema?-
-Come vuoi che stia Lars? Mangio, dormo, lavoro, mi sono trovato una ragazza, imparo a tenere un arma in mano, faccio finta che non sia successo niente...-
-.................-
-Ma basta una domanda a mettermi in crisi.-
___________________________________________________

Certo, faccio finta che non sia successo niente...
Invece è cambiato tutto, everything!

Beth è ufficialmente la mia ragazza.
Non so perchè, non so come, ma sta di fatto che è successo e la cosa non mi dispiace affatto.
Ma questo rende in realtà tutto più difficile. Quando credevo di aver trovato la forza per andarmene dal ranch, arriva lei.
Come faccio a lasciarla? Eppure so che sarebbe la scelta migliore per la sua sicurezza, per la sicurezza del ranch, ma come faccio?
Non posso chiederle di seguirmi, sarebbe inutile e controproduttivo.
Per ora rimando il problema, rimandando la scelta.

Ho parlato con Kayne del fatto che potrei lasciare il ranch, per evitare di metterli nei guai.
Non vuole, così come non vogliono Quinn e Lars.
Mi ha detto le stesse parole e io avevo un groppo alla gola. Gli voglio bene, davvero!
Ma, proprio per questo non vorrei che gli succedesse mai qualcosa di male, mai!

Ho saputo quello che è successo a St. Andrew mentre noi eravamo a Bullfinch.
I DD e altri browncoat hanno... hanno fatto saltare in aria un intera villa di caccia piena di corer importanti.
Sono una cinquantina di morti, su per giù, di cui tre bambini e delle donne.
Mi spiace per quei bambini e per quelle donne, loro non c'entrano mai, mai!
Eppure sarei ipocrita a dire che sono dispiaciuto per quello che è successo, che condanno quella strage terroristica.
A ribadire che nessun'uomo può arrogarsi il diritto di decidere la vita e la morte di una persona, che solo Dio può farlo.
Non posso farlo, non posso dirlo, sarei solo uno stupido ipocrita perchè in cuor mio mi sento schifosamente compiaciuto...